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Il P-Presidente
di Ierina Dabalà
Premessa:
Se pensate di riuscire ad indovinare la vera
identità del P-presidente vi sbagliate di grosso.
Lui non è di questo mondo. Lui è “il
Presidente” e basta. Il Presidente di tutto.
Dell’Associazione
Culturale, della Pro-loco, della Corale, della bocciofila, dei
Mutilati e invalidi, dei
profughi, dei non vedenti, dei non udenti, delle mamme in attesa,
dei figli di un dio minore, della Cineteca, degli orfani di Guerra,
delle donne operate al seno, della protezione delle formiche
maltrattate, dei canili associati, delle prostitute dissidenti,
dell’AOVV (associazione dell’orgoglio virile dei viados).
Questo è il
Presidente!
E non ha nemmeno
un’area geografica. E’ al nord, al sud, al centro; ad est e a
ovest; nel nord est e nel sud ovest, nella penisola e nelle isole,
nel Salento, nella Piana degli Albanesi e alla Mira.
Presiede gli
operai di Porto Marghera e i disoccupati Napoletani, i no-TAV, i
no-War, i no-Mose.
Ed inoltre
l’Associazione Genitori, il Consiglio di Circoscrizione, il
Comitato di Quartiere, il Comitato per l’informazione sull’uso
corretto dello stuzzicadenti, il
circolo di scrittura creativa, il gruppo di studio sulla cipolla
nella cucina italiana, ed anche “Pizza e OGM”.
Dovunque siate,
comunque vi capiterà di leggere queste righe, passatele, per
cortesia, al vostro P-presidente…
Farà più bene a
lui che a voi.
Un abbraccio
ID
IL PRESIDENTE
E’ arrivato per ultimo, come si conviene
ai personaggi importanti, e dopo il primo sobbalzo per avermi
trovata (inattesa) fra i partecipanti, ha bofonchiato alcune parole
di scusa… beh, gli impegni, il lavoro, si sa.
Parole tanto per dire visto che sappiamo
tutti del suo gran daffare, che gli consente solo una fuggevole
comparsa ai vari convegni, congressi, riunioni, spettacoli e
quant’altro, dove arriva, fa il giro della sala, tanto per non
rischiare di passare inosservato; parla con Tizio, Caio e Sempronio;
una stretta di mano a sinistra, una pacca sulla spalla a destra, un
cenno del capo, un sorriso, che si allarga a dismisura quando
incrocia qualche giornalista, a cui sciorina il suo onnisciente
parere; posa con modesto sorriso per il fotografo del quotidiano
locale… e se ne va.
Questo è il
ruolo del Presidente e lui è perfettamente conscio del suo ruolo.
Ieri non
c’erano giornalisti, c’eravamo solo noi, invitati a quella
riunione, importante, ovviamente, intorno ad un tavolo, o per meglio
dire, ad una tavola rotonda.
Ha salutato a
destra e a manca con modesti sorrisi, e si è seduto sull’unica
sedia disponibile, proprio di fronte a me.
Me, tanto per
essere precisa, non mi ha salutata, ma ormai ho rinunciato per
sempre alla benevolenza del Presidente.
Visto che la
maggior parte del tempo, pur seguendo la discussione, guardavo nella
sua direzione, devo dire che ho ammirato la sua capacità di volgere
lo sguardo altrove.
Si girava
totalmente a sinistra per seguire gli interventi che avvenivano da
quel lato per poi, con scatto fulmineo, voltarsi a destra. Rapido e
preciso, come si conviene ad un Presidente che non può permettersi
errori.
Nemmeno una volta
il suo sguardo si è posato su di me, nemmeno quando sono
intervenuti gli interlocutori seduti a destra e a sinistra della mia
persona, e ancor meno quando sono intervenuta io, con i miei
stentati tentativi di connettere le idee che, si sa, nelle occasioni
“ufficiali” se ne vanno per i fatti loro… non so bene dove…
forse al mare, forse a Canicattì, fatto sta che mi lasciano sempre
in affannosa solitudine.
Ma ormai ci ho
rinunciato ai tentativi di connessione, tanto c’è sempre la
penna, che recupera le idee..
E così, come
dicevo, il Presidente non mi ha degnata nemmeno di uno sguardo o un
saluto.
L’istrionico
folletto (vi parlerò di lui in seguito) mi dava calci negli
stinchi, mi strattonava il fondo dei calzoni, poi saltava spudorato
sulla spalla e mi sussurrava pungenti battute, ma la riunione era
troppo importante per dargli retta e poi c’era Gigi al mio fianco
che, si sa, oltre ad essere una persona seria e compassata, è anche
abbastanza intelligente da scorgere il folletto. Sentivo la pesante
inibizione della sua presenza e, alla fine della riunione, non mi ha
mollata un attimo, per non dar spazio al folletto dispettoso, e mi
ha accompagnata, in amena conversazione, fino alla mia sgangherata
automobile, onde per cui mi sono persa l’occasione di parlare a tu
per tu col Presidente, proprio quello che Gigi voleva evitare.
Io non ce l’ho
col Presidente. Non ho proprio nessun motivo personale per avercela
con lui, ma il nostro rapporto si è irrimediabilmente guastato.
E pensare che
c’è stato un tempo in cui mi ha voluta nel suo elitario
entourage, tempi lontani; ora credo prevalga il rammarico di essersi
sbagliato nei miei confronti, rammarico ancor più grave in quando
dimostra la sua non infallibilità, il che è certamente la mia
colpa maggiore.
Sicuramente non
lo amo, non l’ho mai amato. L’ho sopportato come si sopportano i
Presidenti, per il loro ruolo istituzionale; poi, succedono queste
cose, ho deciso che proprio non riuscivo a reggerlo, malgrado il suo
“ruolo istituzionale”
A mia scusante
devo dire che è tutta colpa del mio papà, o forse della mia mamma,
o forse di tutti e due. Non
so chi, fra loro, fosse più iconoclasta, anarchicamente ribelle,
insofferente a “padri, padroni e padreterni.
Sui padroni e
padreterni penso che i miei genitori andassero alla pari.
Padroni: ladri e
sfruttatori, sanguisughe degli operai, razza infame da abolire
(beh… magari loro avrebbero detto “da eliminare”, ma con i
tempi che corrono non si può più usare simile linguaggio). Potere
operaio, lotta proletaria, avanti popolo, alla riscossa!
Ed è meglio
ch’io mi fermi qui, per non rischiare troppo.
Per quanto
riguarda i padreterni… quando ero bambina, mio padre mi cantava
una amena canzoncina… in dialetto veneto, ovviamente, che ormai
faceva parte del lessico familiare, visto che lui stesso l’aveva
imparata da suo padre, e diceva:
“Le c‘ese xe
botteghe,
i preti xe
mercanti
vende madone e
santi”.
20 anni di
collegio monacale avevano lasciato a mia madre un anticlericalismo
ancora più… anti, e detto questo padroni e padreterni li abbiamo
eliminati.
Sui padri il
discorso si fa diverso.
Che il padre di
mia madre non fosse dei più edificanti, fa parte della storia.
Ancor ora, dopo 30 anni dalla sua dipartita continuano ad emergere
dal parentado gli aneddoti i più disparati, non so quanto più o
meno credibili, che aprono sempre nuovi scenari sulle sue eclettiche
particolarità…
Per mio padre,
ovviamente, il padre non si tocca, il suo, va da sè, ma nemmeno
lui, essere perfettissimo, giudizio che condivido al 99 %…
L’unica volta
che mi ha delusa è stato quando, dopo il lancio del primo Sputnik,
non ha saputo spiegarmi in modo esauriente le modalità di
propulsione, e se ne parlo ancora dopo circa 50 anni, significa che
la delusione deve essere stata proprio cocente.
E così ho
salvato il 99% di mio padre, nonché il 99% di qualche altro vecchio
compagno, quelli vecchi, che hanno fatto la Resistenza,
quelli duri e puri, che hanno pianto sugli altarini eretti
alla morte di Stalin, che hanno ammirato l’integrità dei Pajetta,
che hanno inghiottito i bocconi amarissimi del dopo, per non parlare
di Gorbacev e della caduta del muro.
Quindi, eliminati i padroni e i padreterni,
ridotti all’osso i padri, figurarsi se mi faccio impressionare da
un Presidente qualsiasi!
Si, lo so che non
è un Presidente qualsiasi, che da 30 anni ricopre questo ruolo
prestigioso, che i giornalisti non lo reggono, che i fotografi, pur
scattando 397 foto ad ogni conferenza stampa poi pubblicano sempre
quella di 25 anni fa, sempre la stessa, così almeno pare più
giovane, beh, insomma, per farla breve, io, per dispetto, ho escluso
il maiuscolo, ed ora non è che un presidente…
Non sono
l’unica a non reggerlo. Quando mi capita di andare da qualche
parte non sento che dire… “ma quando cambiate presidente”.
Se dipendesse da
me…! Ma fate uno sforzo di immaginazione anche voi, per favore,
fate qualche proposta!
Che l’ormai
Presidente ridotto a presidente ce l’abbia con me mi pare ovvio.
Qualcuno forse se
lo ricorda quella riunione, dove spiegavo la non simpatia nel
confronti del P-presidente che aleggia nelle associazioni di questa
piccola città di provincia.
“Ma come, mi
criticano e tu non mi difendi?”
E’ esploso
lui…
Ed io mi sono
buttata in ginocchio ai suoi piedi chiedendo venia, e dicendo che,
in verità, non avevo nessun argomento a sua difesa…
Ma l’ho pagata
cara! Il mio ginocchio zifulino mi aveva tradita e sarei ancora lì,
sul nudo e freddo pavimento se il Santo Met non mi avesse aiutata a
rialzarmi!
L’entourage
Ma non si può
parlare del P-presidente ed escludere il suo fedelissimo entourage.
Brave persone,
grandi lavoratori.
Il migliore in
assoluto è Memmo, giovane, filosofo, grande studioso. Così
studioso ed amante del perfezionismo che alla sua vetusta età non
si è ancora laureato, beh, mi sembra ovvio, vuole approfondire i
concetti, soprattutto quella tal massima di Kant che cita a destra e
a manca. Non cita che quella.
Mi pare indice di
massima serietà il voler approfondire i concetti.
E poi, non dimentichiamo la sua
abnegazione. Di lui si possono leggere mail spedite alle 3-4 di
notte (o di mattina?), dopo indefesse presenze a tutto e di più…
Se non ci fosse lui bisognerebbe
inventarselo, con quella sua aria pallida da intellettuale, mai che
si conceda un raggio di sole, tutto preso dallo studio e
dall’impegno di quasi vice, aspirante PRESIDENTE, in un prossimo
futuro; non so se sperare in un prossimo futuro, così almeno si
cambia P-presidente, o ad un irraggiungibile futuro, perché,
ovviamente l’augurio è… “Lunga vita al P-presidente!”, se
tale dovesse essere il suo successore.
C’è poi Fefè, piccoletto e grassoccio,
simpatico, pacato, intelligente, fedelissimo.
Per lui il Presidente è Sacro. Non
toccateglielo…
Altro discorso è Manù…
Mastodontico, dotato di voce possente,
nessuna idea e molta aggressività. Se glielo toccate, il
PRESIDENTE, lui vi mena, e con quelle mani che si ritrova, non vale
la pena di rischiare.
Ed Ermenegilda, dove la mettiamo?
Orgogliosissima del suo nome fin da piccola, da quando nelle
carrozze ferroviarie leggeva la pubblicità di quel tale lanaiolo
“Ermenegildo Zegna”. Guai a chiamarla affettuosamente Gilda. Le
labbra si piegano all’ingiù, una lacrima le appare sul ciglio e
rischia una crisi depressiva.
La poverina annaspa disperatamente ad ogni
riunione nell’esporre le sue idee, che sostanzialmente sono: “Il
Presidente ha sempre ragione ed io farò tutto il possibile per
difenderlo da eventuali perfidi attacchi”, ma ha braccia di
gommapiuma e l’energia di un bradipo
Vladi non parla mai.
Non si capisce da che parte stia.
Lui ascolta e “si astiene” dagli
interventi, alle votazioni, è, insomma, perfetto!
Tutti gli altri per il P-presidente
contano poco o niente, quello che conta è che sostengano la
maggioranza, che riesce sempre ad agguantare, vuoi per fedeltà,
vuoi per indolenza!
Se non ci fossi, io, la perfida, con quel
mio folletto che ogni tanto salta fuori.
“Stai attenta a quello che dici”, è
stato l’intervento del P-presidente alla mia richiesta di prendere
la parola all’ultima riunione, “altrimenti ti deferiamo di
probiviri!”
“Ma davvero? Mamma, che paura, quasi
quasi mi taccio”
Vabbè, si lo, so, sono cattiva,
inaffidabile, iconoclasta, non voglio padri, padroni e padreterni.
Merito la fucilazione!
Ma non è colpa mia, è sempre colpa di
quel folletto maleducato, che ci posso fare?
Se sapeste, se sapeste quante volte mi ha
fatto fare figuracce, intervenendo
a sproposito al posto mio.
Ecco un esempio: un giorno un tale cerca
di attaccare bottone con me.
Il tale era, come me, rappresentante di
lista al seggio elettorale. Liste diverse ovviamente; lui era di
destra, ma no, che dico, non di destra, della “destra”. Io no.
Esco a fumare una sigaretta, imperdonabile
vizio, lo so, ma è solo uno dei miei tanti innumerevoli vizi e, vi
giuro, non è nemmeno il peggiore. Mi vergogno molto di più quando
nel giro di un giorno e mezzo riesco a svuotare uno di quei
meravigliosi, grossi barattoli di Nutella.
Tutto comincia al supermercato.
Di solito allungo il passo davanti allo
scaffale tentatore, ma ogni tanto scatta la molla e… zacchete,
ecco il barattolo della meravigliosa delizia balzare di testa sua
nel carrello, mentre io fingo di guardare da un’altra parte.
A casa, poi, comincia la lotta.
Lo appoggio sulla credenza, lo guardo, lo
riguardo; mi avvicino furtiva, mi allontano; dopo vario
tergiversare, che può durare anche qualche ora,
mi dico che una puntina non fa poi così male!
Apro il barattolo, stacco la stagnola di
protezione, ed un profumo meraviglioso mi invade. Prendo un
cucchiaino e lo affondo nella morbida tentazione, lo avvicino alle
labbra che si aprono con voluttà. Solo i Nutella-dipendenti
capiscono quello che si prova.
Dopo giorni, settimane, mesi di astinenza,
basta una piccola dose per ripiombare nell’inferno.
A sera il barattolo è vuoto per tre
quarti, la mattina dopo ne raschio il fondo col cucchiaio per
asportare fin l’ultima traccia.
La pancia è gonfia, vagamente dolorante,
la mia autostima è scesa sotto i talloni, ma cerco di conservare
sulla lingua il più a lungo possibile il sublime sapore; evito di
bere, di mangiare e lavarmi i denti almeno per un’ora, perché
nulla del meraviglioso aroma vada perduto.
Oh, queste tergiversazioni, non ero mica a
fumare davanti al seggio elettorale? Ah, si, e quel tale della
“destra” vuole attaccare bottone.
“Io non parlo con i fascisti” gli
risponde il folletto senza nemmeno un briciolo di gentilezza.
Quello dice che i fascisti non ci sono più,
che bisogna superare la storia, ma il folletto si gira dall’altra
parte, gli fa una pernacchia e si allontana.
Tutto sommato mi sta simpatico, questo
folletto, anzi, ogni giorno sempre più simpatico.
Ha deciso che è ora di finirla con
smorfie e moine di cortesia.
“Alla mia età – mi confida quando lo
rimbrotto – posso dire tutto quello che voglio” poi caccia fuori
la lingua e se ne va a ridere sotto la sedia.
Mi sta simpatico, anche se qualche volta
gli tirerei il collo!
Ma come ho divagato! Stavo parlando
dell’entourage, ed ho finito per raccontare di Nutella e folletti!
Mi sa che anche io sto invecchiando, proprio come il folletto!
Poi ci sono quelli di passaggio.
Il poeta, l’attore, il musico,
l’esperto di ciocionica, il fotografo, il rabdomante, il
saltimbanco, lo scrittore, il mimo, la danzatrice del ventre, il
regista… tutti a proporre un qualche cosa, convinti di trovare
finalmente un loro spazio, e il P-presidente da spazio a tutti.
Organizza lo spettacolo, l’incontro, il dibattito, ma prima,
ovviamente, la conferenza stampa alla quale partecipano sempre meno
giornalisti… a, dimenticavo, qualche volta, qualche, c’è anche
la TV, quella locale, che copre l’area di due condomini, e il P-presidente si
pavoneggia nella sua espressione migliore. Sa qual è angolatura
giusta che gli dona di più, parla per mezz’ora su tutto, perché
ovviamente lui è esperto di tutto, ma il perfido taglia-cuci di
immagini riduce l’intera registrazione in un servizio di 30”,
guardato dal proprietario della TV e dal suo compianerottolo.
Alla fine dell’anno, con tutta la
solennità del caso, il P-presidente fa il suo rendiconto delle
attività: 96 iniziative, alle quali hanno partecipato
192 persone, in tutto, cioè i soliti due partecipanti che si
spostano da un’iniziativa all’altra….
Chiedo venia per come sono cattiva!
Qualche volta ci sono anche 10 persone, magari 11, ma resta il gran
vanto di aver organizzato 96 iniziative in un anno, il che fa dire
al P-presidente: Siamo l’associazione che fa più attività di
tutte, in città!
Oh, l’età, l’età; che guaio è
l’incedere degli anni!
Dell’entourage mi stavo dimenticando di
Ben, l’esperto informatico!
Da vero maschio, ha marcato subito il
territorio col suo odore.
“Questa sedia è mia e guai a chi me la
tocca.
Una volta che, incauta, mi ci ero seduta,
ho cominciato ad annusarmi le ascelle, a fiatarmi nelle mani per
sentire le condizioni del mio alito, a cercare di ricordare se avevo
messo o meno il deodorante, poi ho compreso… l’alone
maleodorante non proveniva da me, ma dalla sedia, che ho prontamente
abbandonato.
Se non ci credete ho i testimoni.
Di mezza età, ma ne dimostra di più,
malandato, unticcio, indossa estate ed inverno gli stessi abiti: una
tuta di pile, con il giaccone, senza il giaccone, dipende dalla
stagione.
Bello come un dio, a suo dire, espone
nella home del suo sito una sua foto in costume adamitico, con tutti
gli attributi al vento.
No, ho detto di no, non vi darò mai e poi
mai il link, è inutile insistere e poi, anche se è una foto di
tanti anni fa, quando era ancor giovine e forte, non vi perdete
assolutamente nulla, c’è di meglio, in giro!
E così, come dicevo, lui è stato
l’esperto informatico. Dopo aver fatto un po’ di casini con gli
indirizzi, tutti in chiaro… ma non si fanno queste cose, che
diamine! è riuscito a far partire una mail list informativa.
Tutto bene, funzionava, se non che una
sera, in combutta con Memmo non è riuscito a resistere alla
tentazione, ed assieme, hanno sbattuto in prima pagina un nudo
mozzafiato.
Bella fanciulla, giovane, prosperosa, di
professione modella, quello che tutte noi donne vorremmo essere.
Quella sera il folletto l’ha combinata
proprio grossa, ed ha scritto una cattivissima mail di protesta per
l’uso strumentale del corpo femminile, ma ormai è cronaca, fin
troppo pubblica. Quello che ne è seguito, per dirla papale papale,
è stato un “casino” tremendo, un grande scandalo, qualcosa che
sarà ricordato in eterno dai posteri.
Risposte, controrisposte, insulti,
misoginia e via di seguito.
Il povero Ben, su istanza superiore, è
stato destituito dal suo ruolo, ma il buon Memmo è ancora convinto
che si sia trattato di un’ingiustizia, e chi avrebbe dovuto
davvero pagarla fosse il folletto.
Povero folletto, così bistrattato. In
fondo è solo un pazzerello un po’ spiritoso, ma non fa del male a
nessuno.
Ma il nostro P-presidente come ha reagito
alla faccenda?
Ve lo ricordate il filmato di Bush, quello
che lo riprende mentre sta leggendo una favola ai bambini di una
scuola e gli annunciano l’attentato alle torri gemelle? Sguardo
nel vuoto, occhio spento, spalle contratte, quasi a dire: Io non so,
non c’ero, e se c’ero dormivo, e poi, perché lo venite a dire
proprio a me? Ma io che centro?
Poi, siccome alla fine bisogna pur trovare
un capro espiatorio, anche i P-presidente
se l’è presa con il folletto, unico responsabile di tutto
quel “baillame”. Lui è un P-presidente, che diamine, ed ha cose
più importanti da fare che occuparsi del buon nome di ciò che
presiede, e se qualcuno ha sbagliato è chi ha sciorinato i panni
sporchi fuori dalla finestra. Ma lo sanno anche i bambini, che i
panni sporchi si lavano in famiglia!
Le donne del P-residente
Qua l’argomento si fa spinoso. Da donna
qual sono, si potrebbe pensare che io sia animata da malcelata
gelosia, ma vi assicuro che non è così.
Ho avuto
anch’io il mio momento di grazia anni fa.
Era una sera
d’inverno, avevamo commemorato una vecchia compagna partigiana;
sua figlia si era commossa, s’era messa a piangere ed io l’avevo
abbracciata.
E’ arrivato il
P-presidente e ci ha avvolte entrambe nel suo caldo, fraterno,
affettuoso abbraccio. Con la coda dell’occhio si guardava
furtivamente intorno per vedere se era stata colta la sua generosa e
solidale partecipazione emotiva, magari gli è sgorgata pure una
lacrimuccia; grande cuore, quello del P-presidente, poi ho sentito
una… manina che mi solleticava la nuca.
Oddio, panico!
Mo’ che faccio? Mollargli una sberla, non era né il luogo né il
momento giusto, mandarlo… ehmmm… non si poteva.
Ho lasciato fare
agli occhi, credo abbiamo fatto il loro dovere, perché da allora
non ho più sentito manine vaganti.
Non tutte le
donne sono come me, allergiche ai P-presidenti, ma non voglio
dilungarmi nell’infinito elenco
delle sue conquiste.
Dopo una
panoramica generale ne sceglierò una in particolare… e quando ci
arriverò ne capirete il motivo.
In generale il
suo fascino colpisce le depresse. Forse è quel suo bel parlare,
quella attenta comprensione che dimostra; la voce suadente, lo
sguardo intenso, il capello mosso (sull’aspetto del P-presidente
farò un capitolo a parte, anche se in questo dovrò comunque
trattare alcuni dettagli anatomici… ehi, non fate quella faccia,
parlerò di quelli visibili a tutti, non quelli nascosti, che non ho
avuto modo di verificare).
Dunque, dicevo,
sono le depresse che restano maggiormente affascinate da lui. Le
riceve nel suo “bunker”, dove non vuole essere disturbato,
oppure le conduce in lente passeggiate ai giardini, oppure non so
dove, visto che, non avendolo mai pedinato, non conosco le sue
tattiche di conquista.
Un giorno ero al
bar con altre donne, mie amiche, nessuna delle quali simpatizza per
il P-presidente… ma ne parlerò dopo di questo gruppo di reprobe.
Stavamo
pranzando, io di sicuro stavo mangiando un toast, annaffiato da
succo di pomodoro, il mio pranzo preferito, quando sono in giro, ed
ecco che lui arriva a prendere un caffè, accompagnato da una
fanciulla, alta, imponente, abbronzata, o forse un po’… di
colore, da lontano mi pare affascinante.
Quello che mi
colpisce di più è la sua statura, davvero notevole, soprattutto se
paragonata al mio 1.55 scarso, e a quella del P-presidente, sulla
cui altezza, confrontata alla mia, al massimo si può togliere lo
“scarso”.
Sull’altezza
niente da dire, ognuno ha quella che madre natura gli ha donato ma,
e qui siamo al dettaglio “anatomico”, il P-presidente ha le
gambette corte, sicuramente non proporzionate alla lunghezza del
busto.
Vado avanti a
mangiare il mio toast, non mancando di lanciare occhiate alle
reprobe, mentre il folletto raccatta le briciole che mi cadono in
grembo poi, curioso, alza il capino, guarda il P-presidente, lo
fissa, ed io prego che no, non ne faccia una delle sue, ma mi sale
velocemente in spalla e comincia a ridere a crepapelle, poi mi
sussurra un qualcosa all’orecchio, il fetente, quindi ruzzola
lungo la mia schiena facendomi il solletico, e comincio a ridere
anch’io, non so se per il solletico o per la sua frase.
Le ragazze che,
ovviamente, non si sono accorte del folletto, mi guardano
incuriosite, faccio fatica a tirare il fiato poi le chiamo vicino e
sussurro loro la battuta incriminata.
Un attimo di
silenzio, poi scoppiamo a ridere tutte assieme, di quell’allegria
che hanno le donne quando ridono di gusto, soprattutto quando ridono
di un uomo.
Io preferirei non
scrivere qui le oscenità che si inventa il mio folletto, me ne
scuso in anticipo, ma non si può non condividere, ogni tanto, la
sagacia dell’omuncolo che, pur essendo un omuncolo, e pure di
sesso maschile, alza un tantino il livello del quaqquaraquà medio!
Non accusatemi di
trivialità, vi prego, ecco, arrossisco, ma lo volete proprio sapere
cosa mi ha sussurrato all’orecchio, quel perfido?
Ebbene, ve lo
dico, fra virgolette, visto che non è un mio pensiero… ci provo,
esito, ora lo scrivo: “Ma te li immagini quei due, mentre si
stringono appassionatamente, e lei gli mormora: si, si, passamelo
ancora sulle ginocchia, che mi fai morire!”.
Ecco, lo sapevo,
vi siete scandalizzati, vero?
Si? Noooooo,
state ridendo, ma dai, non vale, siete peggio delle reprobe, non è
da voi, gente serissima, ridere per una stupida oscenità del
folletto!
Ma ora passiamo
alle reprobe.
Come ci siamo
incontrate poco importa, il fatto è che abbiamo cominciato a
parlare, a pensare, ad organizzare. A volte siamo fin troppo attive,
ogni tanto capita qualche momento di stanca.
Lui, il
P-presidente, ha
tentato in tutti i modi di inglobarci nella sua tuttologia.
Ci ha provato una
per una, ma abbiamo resistito al suo fascino, ci ha provato in
blocco, ma gli è andata sempre male.
Ebbene, lo
abbiamo fermamente deciso in assemblea praticamente plenaria, non
daremo il nostro cervello in pasto al P-presidente; mai, in nessuna
occasione condivideremo una sua iniziativa, di quelle con 3
partecipanti a serata!
Lui ci odia, in
gruppo e singolarmente, spera tanto che ce ne andiamo, ma noi
resistiamo e gli occupiamo la sede col nostro cicaleccio tanto che,
quando ci siamo noi, o emigra altrove oppure si chiude nel bunker,
anche senza la sfigata di turno.
Povera creatura, che vita grama, quella del
P-presidente!
L’aspetto del P-presidente
Bello!
Questo è
l’imperativo, e poi lo dice anche Guccini: “Gli eroi son tutti
giovani e belli… “ Era bello quando portava il capello
brizzolato lungo sul collo e barbetta in tinta; aria da
intellettuale e non ci
preoccupiamo mica per quel tantino di forfora che gli stellava la
giacca! Tutto ha il suo fascino!
Poi ha tagliato
barba e capelli, questi ultimi li ha tinti fra il castano e il
biondiccio, è ringiovanito di botto, anche se ha perduto quel tal
fascino che si intonava tanto con gli occhialini, ma è rimasto pur
sempre un intellettuale DOC, così colto, ma così colto, che fa
paura.
E’ capace di
parlare per ore, quegli interventi che ti fanno sentire del tutto
inadeguato, perché non ci capisci niente dall’inizio alla fine, e
ti chiedi come puoi sopravvivere nella tua estrema ignoranza, poi ti
guardi intorno e vedi nello sguardo degli astanti la stessa
espressione inebetita e ti consoli: “Mal comune mezzo gaudio”.
Per fortuna c’è il P-presidente che sa tutto, così ti puoi
tranquillamente appisolare, comunque potrebbero farle anche più
comode queste sedie, che diamine, anzi sostituirle con poltroncine,
meglio ancora con divani, magari dotati di plaid per le serate più
fresche.
E parla, parla.
Voce suadente,
giacca lunga, calzone morbido sotto la caviglia, a causa di quella
certa cortezza di gamba di cui parlavo prima.
Bello,
affascinante.
Ricordo certe sue
foto (s’era fatto fotografare da un fotografo DOC), prese dal
basso per allungarlo un po’ ma, ovviamente, un P-presidente non può
essere che bello. Una di quelle foto l’ho messa sul comodino della
camera d’albergo, l’anno scorso, quando sono andata in vacanza
con una delle reprobe. Non volevo perdermi la divina visione nemmeno
in vacanza.
E’ vero, ve lo
giuro, ho, a riprova, la foto scattata con la macchina digitale, se
volete controllare, vi do accesso al mio PC!
E poi l’aspetto
non ha importanza, ciò che conta è quello che c’è nella testa,
ed io mi stupisco come cotanto possa essere contenuto in un cranio
così normale. Forse quelle tasche sformate delle sue giacche
nascondono un qualche hard-disk, una qualche memoria supplementare.
Non riesco a spiegarmi in altro modo la sua onniscienza.
Le attività del P-presidente
Se gli volete
bene, non nascondetegli il timbro!
Lui deve timbrare
tutto. L’ho visto timbrare fogli, foglietti, cartelle, nastri
adesivi, manifesti, poster, calendari, bandiere, sciarpe, gomme,
quaderni, ombrelli, muri, quadri, cavalletti, libri, floppy, CD, DVD,
MP3, cani, gatti, il panino, la carta igienica, il giornale, la
bottiglietta d’acqua minerale, gli adesivi, le cartoline; tutto
quello che gli passa davanti agli occhi va timbrato.
Se non state
attenti, rischiate di trovarvi un bel timbro indelebile sulla
fronte.
Un tragico giorno
il timbro non si trovava più, chissà mai dov’era finito, e il
nostro povero P-presidente si dispera, si strappa i capelli e manda
qualcuno del suo entourage ad ordinare 77 timbri, nonché 99 tamponi
e 125 bottigliette d’inchiostro ma nell’attesa che i timbri
siano pronti… che fare!
Senza timbro il
nostro P-presidente è un uomo morto!
Altra sua indefessa attività è quella di
organizzare Conferenze Stampa. Oltre all’invio della mail
d’uopo, fa delle telefonate per ricordare l’impegno, e poi si
accinge a guarnire la scrivania di tutto l’occorrente: bandierina,
volantini, adesivi, pubblicazioni varie, cartellette
omni-comprensive. Il tutto meticolosamente timbrato… poi attende,
ansia, patema, passa l’ora stabilita e ancora non c’è nessuno,
poi si sente il trillo del campanello e s’illumina d’immenso, ma
non è che il postino!
Depressione, poi
finalmente il gran momento: ecco la giornalista di turno avanzare
verso di lui tendendogli la mano, e lui parla, parla finché la
giornalista, ormai sfinita, se ne va, ma eccone un altro, un uomo,
questa volta, e lui ripete tutto con grande soddisfazione, poi è la
volta del fotografo e lui posa con aria beata, ma il massimo della
gloria si raggiunge quando arriva la TV, sempre quella locale,
guardata solo dal proprietario e dal compianerottolo, ma che
importa, l’importante è assurgere all’empireo.
Altro impegno, di
fondamentale importanza è quello di sedersi dietro un tavolo.
Qualche
sfortunato c’è sempre che, non conoscendolo a fondo, lo invita ad
intervenire nei dibattiti pubblici, un P-presidente fa sempre la sua
bella figura al tavolo degli oratori, ma se ne pente quando, alle 23
(la riunione è iniziata alle 21, come di consueto), il P-presidente,
dall’alto della sua grande cultura ancora spiega lo scibile umano.
E’ altrettanto
prolisso anche quando deve presentare e coordinare gli oratori,
tanto che alla fine gli stessi si trovano a dividersi il quarto
d’ora rimasto dopo la sua presentazione.
Ma volete mettere
sentir parlare il P-presidente, in confronto a qualche esperto di un
solo argomento?
E’ spesso in
colloquio con qualcuno, sempre nel suo bunker, colloqui importanti,
ovviamente, oppure al telefono, ma non so con chi e di cosa parli,
perché va a rintanarsi lontano da orecchie indiscrete, ma deve
trattarsi di cose praticamente “vitali”.
Per concludere,
lui è così: bello, affascinante, intelligente, colto, attento,
sensibile, grande organizzatore, saggio.
Un genio,
insomma!
Per fortuna ci sono ancora uomini così!
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