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PERCHE'
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Perché dovesse farlo non lo sapeva, ma
sapeva che doveva farlo. Ci sono di quei vezzi, piccoli gesti magari
senza senso, ma che bisogna fare, non foss’altro che per placare
un’ansia, per scaramanzia, perché si sente che bisogna farlo,
senza nessun vero motivo.
Così aveva letto attentamente l’orario
ferroviario, aveva scelto un giorno di agosto, uno qualsiasi, basta
che non fosse ancora il tempo del grande rientro dalle vacanze. Lui
doveva essere ancora al mare, altrimenti non sarebbe stato
possibile.
Scegliere gli oggetti da portare non fu difficile.
Cercò nei vasi da fiori che erano sul terrazzo un ciottolo, lo lavò
del terriccio e lo mise ad asciugare al sole, sulla finestra; fra i
ricordi del mare vide un sasso strano, metà bianco e l’altra metà
grigio. L’aveva raccolto sulla spiaggia proprio per quella
particolarità. Quel sasso serviva al suo scopo. E una conchiglia,
una piccola conchiglia arrotolata su se stessa, una conchiglietta da
nulla, piccola e graziosa. Il fiore, quello l’avrebbe colto prima
di partire.
Si vestì elegantina, niente che desse nell’occhio:
una gonna a tubo blu, una canottiera del medesimo colore, una
collana di perle. I capelli legati a coda sulla nuca.
Anche il libro da leggere durante il viaggio aveva la
sua importanza. Niente di impegnativo di cui non era sicura di
capire il significato. Un romanzetto preso a caso dagli scaffali del
supermercato che aveva tutta l’aria di essere una leggera storia
d’avventure.
Il fiore doveva essere necessariamente rosso, così
cercò nella pianta di geranio un’infiorescenza non troppo sfatta
ma non più bocciolo, e l’infilò in borsa assieme a tutto il
resto.
Il solito viaggio in treno, già fatto tante volte,
poi l’altro treno, la piccola stazione; scese. Si girò intorno,
sapeva dove doveva andare.
Attraversò i binari per avviarsi verso il sentierino
scosceso che attraversava il prato. Doveva fare proprio quella
strada, la medesima che faceva lui.
Era calma, stranamente calma.
Guardava le file di villette a schiera, tutte uguali,
con i loro geranei sui balconi, con le tende abbassate sotto il sole
cocente. Guardava gli appartamenti completamente chiusi, non
ricordava quale fosse quello dell’uomo. Da qualche parte, dietro
quelle pareti, si svolgeva la sua vita.
Arrivò alla strada. Aveva immaginato tutto prima di
partire, sapeva cosa avrebbe fatto. Sapeva tutto, era già stata lì.
Faceva caldo, nessuno guardava dalle finestre,
nessuno sui terrazzi.
Lei aprì la borsa, ne estrasse i due sassi, la
conchiglia e il fiore e li strinse nella mano.
A loro affidò un pensiero, un segreto. S’avviò
all’aiola davanti al cancello, aprì la mano e posò un bacio a ciò
che vi era contenuto, si chinò, quasi in ginocchio e li posò sotto
un cespuglio.
Sarebbero rimasti per sempre in quel posto.
La donna si alzò e tornò lentamente verso la
stazione. Si sentiva serena.
Ierina
Dabalà
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