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FRA CIBO E LIBIDINE

(di Ierina Dabalà)

 

 

 

Ebbene si, lo confesso, sono una golosa, ma il rapporto fra gola, cibo, e preparazione dei cibi, non sempre è stato facile per me.

Mia madre non è mai stata una grande cuoca, non mi ha insegnato a tirare la sfoglia; a dire il vero, non mi ha insegnato proprio niente in cucina.

Un giorno, avrò avuto 12 anni, mi ha detto: “ Ho messo su il minestrone, spegni il fuoco alle 16”… ed è andata a lavorare. Io e mia sorella dovevamo trascorrere il pomeriggio da sole, sorvegliate dalla zia che abitava al piano superiore, ma da brave bambine ci siamo messe a leggere, anzi, ad essere precisa, io leggevo e mia sorella, più piccina, mi ascoltava estasiata.

La storia doveva essere davvero avvincente se, quando apparve un barlume di realtà, il minestrone non era ridotto che a carboncini sul fondo di una pentola annerita…

Poi ci fu la volta della bistecca: facile da fare! Padella, un filo d’olio, e quando l’olio sfrigola, aggiungere la carne. Roba da bambini, insomma.

Se non che… l’olio non sfrigolava affatto. Attesi, attesi ancora, e ancora poi, arcana magia, dalla padella s’alzò un gran fumo e subito dopo una fiammata.

Fortuna volle che ci fosse mio padre in giro per casa, che coprì la pentola con un coperchio, spegnendo il fuoco, altrimenti mi sa che non sarebbe andata a finire tanto bene…

E poi un giorno mi trovai sposata. Beh, succede a quasi tutte, prima o poi.

Un sugo per la pastasciutta bene o male lo sapevo inventare, un arrosto riuscivo a metterlo in forno, ma un giorno fui presa da una irrefrenabile voglia di pollo allo spiedo…. Semplice, col mio grill con spiedo elettrico incorporato!

Cosa c’è di più facile che infilare un pollo sullo spiedo che gira da solo e lasciarlo rosolare lentamente!

Così andai al supermercato a cercare uno spennato volatile che facesse al caso mio e sul bancone frigorifero non c’era che l’imbarazzo della scelta: polli, galline, cosce, petti, ed eccolo lì, il  mio pollo! Bello grassoccio, roseo. Non guardai il prezzo e nemmeno l’etichetta, mi ci ero affezionata a prima vista, lo misi nel carrello fra minestre liofilizzate e scatolette di tonno, e me ne tornai a casa.

E’ domenica mattina, tante ore da dedicare alla cucina. Tolgo il pollo dal frigo, lo scarto. Preparo vicino a me il sale, il pepe, il rosmarino, prendo il tagliere, un lungo coltello e un libretto con alcune ricette: “Pulire il pollo e lavarlo, indi…. “

Pulire il pollo? Come si fa a pulire un pollo? Guardo con occhio cattivo il pezzo di carne che nel frattempo aveva perduto tutto il suo fascino, e decido di tagliargli quel triangolo grasso che penzola in fondo e, sorpresa, mi accorgo che dentro al pallido volatile ci sono ancora le interiora.

A questo punto, ormai scoraggiata, butto il coltello nel lavandino, mi asciugo le mani nello strofinaccio e mi accascio su una sedia, affranta, e fu così che mi sorprese mio marito che, in fatto di cucina, non era molto più erudito di me allora, riavvolto il pollo in carta d’alluminio, andammo da una nostra vecchia amica, vecchia per anni e per esperienza culinaria.

A dire il vero ero molto imbarazzata per la mia inettitudine, ma lei ci guardò con aria bonaria; in fondo, era anche lei una mamma, e ci accolse sotto la sua ala materna.

“Ecco, guarda, fai così”, tagliò il… basso ventre del freddo cadavere, poi vi infilò una mano sapiente e, d’un colpo solo, ne estrasse il contenuto.

Se avessi voluto assistere a delle lezioni di anatomia, probabilmente mi sarei iscritta a medicina, ma riuscivo a cogliere la differenza fra un tavolo autoptico e un tavolo di cucina.

“Stai attenta alla vescicola della bile, se si rompe tutto diventa amaro. Gli intestini buttali via, puoi tenere le frattaglie: polmone, fegato. Il durone aprilo, puliscilo, lo puoi mettere nel sugo”.

Dai… non andiamo così sull’intimo del povero pollo!

E così, tornai a casa con la bestiaccia pulita…. Un po’ di rosmarino infilato, diciamo, nel ventre, il solito sale e pepe, lo spicchio di aglio.

Il pollo risultò ottimo, croccante, la pellicina dorata, rosolato al punto giusto,  ma dentro di me non ero contenta.

La mia golosità si faceva sentire, così cominciai ad acquistare riviste di cucina ed a sperimentare.

E’ indescrivibile la gioia provata quando affondai il cucchiaio nel mio primo tiramisù. Morbido, profumato, sensuale! Ad ogni cucchiaiata un piacere sublime, poi imparai a fare la parmigiana di melanzane.

Non so bene dove ho trovato la ricetta. Ormai la faccio ad occhi chiusi, ma era davvero un’ottima ricetta, niente a che fare con quella roba rinsecchita che fanno alcuni, che ci mettono solo melanzane, mozzarella e un po’ di pomodoro. Io abbondo con ragù e parmigiano.

Chi l’assaggia, e sono pochi… sono troppo gelosa della mia ricetta per divulgarla,  non sa più rinunciarci.

Poi ci fu quel giorno in cui mio marito espresse il desiderio di mangiare una frittata con le zucchine.

Io non l’avevo mai mangiata, e ovviamente non sapevo come farla! E allora, che fare? Telefono alla suocera… auguro a tutte le lettrici una suocera come la mia…

“Prendi delle zucchine piccole, affettale sottili e friggile. Poi mescolale alle uova sbattute, e rimetti il tutto nella padella… rigira….”

Mmmmmm ! E così si è aperto un nuovo mondo… Zucchine, patate, asparagi, piselli. Donna di mare, che ne sapevo io delle infinite possibilità delle frittate con verdure?

Ma non pensate che la vita di una donna di mare sia così semplice.

Ve l’ho detto  sin dall’inizio che mia madre non era un granché, come cuoca, (ma era una grande donna per molto altro) così ho chiesto in giro.

La zia Anna mi ha dato la ricetta per le seppie in nero, Maria Luisa delle sarde in saor… ricetta veneziana, ormai diventata uno degli antipasti fissi nelle nostre serate fra amici.

Ecco, ora mi sta prendendo la libidine godereccia della cucina.

Penso alle succulente cene a base di polenta, cazzola, gorgonzola e bruscit…. Etiche  mescolanze veneto-lombarde, con puntate nella pasta con le sarde di siciliane rimembranze, fra Pinot e Stravecchio d’Alcamo. Qualche deviazione sull’Est Est Est e le salsicce di cinghiale, rincorsa a Buccellati e Baicoli.

Si va bene,  so che i chili aumentano, il colesterolo strilla, il diabete è alle porte, ma non so resistere.

Gli aromi mi avvolgono, leggeri vapori si levano da tegami e padelle, il tavolo è apparecchiato e la cena è pronta.

Buon appetito.

Ierina Dabalà

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