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CONCERTO PER

LUISA RONCHINI

 

 

Il 3 maggio '02, nel teatro del Parco della Bissuola di Mestre, si è svolto un concerto unico ed irripetibile.

Si è ricomposto, per un giorno, una serata, il Canzoniere Italiano. Artisti che non si ritrovavano da anni; in un paio d’ore di prove, hanno allestito uno spettacolo che ci ha lasciati tutti emozionati.

Era un ricordo di Luisa Ronchini

Luisa se n’è andata 10 mesi fa, da sola, in silenzio, un silenzio strano, per chi la conosceva, strano per lei che non accettava il silenzio, che parlava sempre diretta, con quel suo sguardo fiero che ti entrava dentro e non concedeva spazio alle mediazioni.

Di lei ci restano le sue ricerche sul canto popolare veneto. Per chi ha memoria, per chi sa cosa significhi la memoria, non può sfuggire l’importanza dell’avvenimento…

Le ballate, le ninne nanne, le cante e le conte. Il suo peregrinare per la laguna, un patrimonio, una ricchezza che sarebbero andati perduti. Se un albero cade, a chi ne resterà il ricordo? Eppure Luisa ha accolto il canto dell’albero che cade, la voce sconosciuta che sarebbe morta, se lei non ce ne avesse fatto dono, per trasmetterla ai nostri figli.

I nostri figli… che si sono addormentati al canto di “Nana bobò”… con “Ninna nanna sette e venti…”

Il suono delle chitarre, il trillo del violino, il concerto della fisarmonica…

C’era Giovanna Marini, con quei vocalizzi frutto del suo intenso studio della musicalità, della voce che si fa strumento di comunicazione di emozioni, il Gotha del canto popolare. Solo Giovanna sarebbe bastata a rendere unica la serata. Con lei abbiamo viaggiato sui… “Treni per Reggio Calabria”… eppure c’erano anche tutti gli altri. C’era Ivan Della Mea. Quando da una fabbrica esce quel suo canto…. “O cara moglie”…, è un canto di lotta, eppure è una lotta dura, difficile, piena di sacrifici. Significa che in quella fabbrica si sta lottando per conservare il posto di lavoro, per difendere la dignità del lavoro, ma significa anche che si sta lottando senza percepire un salario, che ogni giorno di lotta, di sciopero, di occupazione, ricadrà sulla busta paga, che a fine mese la busta paga sarà più leggera e sarà difficile tirare avanti, sopravvivere.

Paolo Ciarchi, estroso musicista, e c’era Gualtiero Bertelli, che ha condotto la serata con la sua sorprendente improvvisazione, presentatore e cantante, suonatore di chitarra e di fisarmonica, raccontatore di fiabe e di sogni che nuotano sulla laguna, che rincorrono le barche sulle quali volano le streghe della notte, le streghe dai capelli d’argento, e gli uomini si lasciavano stregare e il sole si lasciava cavalcare.

Non ha cantato “Nina ti te ricordi”, ma ce la siamo sentita ugualmente risuonare nel ventre, nel suo strascicato lessico dialettale, lui, indissolubilmente legato a quella canzone che ha segnato la sua storia, la nostra storia, e nemmeno la Nina ritrovata dopo tanti anni, quella Nina che credeva nell’amore e, forse, assieme, avrebbero voluto cambiare..ma cambiare,  cosa? Un mondo sempre più difficile, più triste, più deludente…nel quale è sempre più difficile riconoscersi.

C’era anche sua figlia Cecilia… ha cantato Stuki; com’è bello questo sciogliersi del canto da genitori a figli, questo dono da genitori a figli!

Qualcuno si ricorda il torinese Fausto Amodei? Eppure tutti abbiamo cantato la sua canzone, quella che ci ricorda i “Morti di Reggio Emilia”, si proprio quella: Ovidio Franchi, Afro Tondelli, Marino Serri…. e gli altri del luglio ‘60

C’era anche lui a Mestre, a ricordare Luisa Ronchini.

Chissà per quanto tempo queste canzoni continueranno ad essere pezzi della nostra storia, chissà per quanto tempo queste note che vibrano sulle corde di una chitarra continueranno a far parte della nostra storia?

E’ una ricchezza, un patrimonio che rende più ricco chi ne sa conservare la memoria.

Tanti amici, riuniti in un’unica serata, tanta emozione, è una grazia che ci è stata concessa, una ricchezza che si è sedimentata nei nostri cuori, indimenticabile.

Le parole, la musica, il ritmo del respiro che si scioglie nella musica e la musica che si scioglie nella poesia.

Ierina Dabalà

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