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Era li in
un cantuccio,
la
vecchia Remington,
coperta
da polvere
e
ingialliti giornali.
L’ho
presa fra le mani,
era
pesante,
e l’ho
posta sul tavolo.
Tic, tic,
tac, dlin…
ho
cominciato a picchiettare sui tasti
con dita
veloci,
su un
candido foglio di extra strong
ed
improvvisamente la stanza
si č
riempita di persone.
E’
arrivato Angelo,
con
monumentali manoscritti,
dalla
grafia illeggibile,
ed ha
cominciato a dettare concetti
che
fatico a comprendere,
e Amedeo,
altra
grafia
strappacapelli
e
filosofie che percorrono
l’intero
universo,
poi č
arrivata Ivonne
scrittura
chiara, grande,
quasi
ordinata;
scrive di
donne ci capiamo.
Ed
arrivano loro,
tutti
assieme:
capelli
lunghi, jeans
e
minigonne.
Sono
vocianti, ridono,
confusionaria
allegria.
Tolgono
la carta extra strong
ed
infilano nella vecchia Remington
una
matrice per il ciclostile:
tic, tic, tac, dlin,
tic tic, tic, tac, tac, tic, dlin
Hanno
molto da scrivere,
poi vanno
al ciclostile,
vlom,
vlom, vlom, vlom
i fogli,
uno dopo l’altro,
vlom,
vlom, vlom, vlom,
altri
fogli, uno sull’altro;
vlom,
vlom, vlom, ancora fogli,
presto,
altri fogli,
dobbiamo
andare
a
volantinare.
Quasi me
l’ero scordata
la
vecchia sezione
col suo
via vai chiassoso,
le fumose
discussioni,
le urla,
le risa,
le
montagne di manifesti,
di carte,
di pensieri.
Tic, tic, tac, dlin.
Continuo
a picchiare sui tasti
della
vecchia Remington,
per riportare a galla i
ricordi.
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