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Si riprende ancora a parlare di aborto.

La legge 194 stabilisce chiare regole dentro le quali l’aborto può essere effettuato, regole che prima dell’approvazione di questa legge nella nostra legislatura non c’erano, anche se l’aborto è sempre stato effettuato, fin dalla notte dei tempi.

“Io quei doveri coniugali cominciavo ad odiarli, per la paura di altre gravidanze: quando capitavano dovevo ricorrere agli aborti clandestini, , mio marito in questo era come se vivessimo in due pianeti diversi, il problema delle gravidanze era solo mio anche se era lui l’artefice di tale disagio” (testimonianza di M.J, dal n. 33 di  “Miopia,  febbraio ’99)

Non sono così lontani i tempi delle “mammane”, del prezzemolo e delle varie alchimie, che sono ancora ben presenti nella memoria delle donne più anziane, quando si abortiva su un tavolo di cucina, con ferri spesso non sterilizzati, quando le donne rischiavano di morire di setticemia e di emorragia.

Poter abortire in una struttura medicalmente protetta è una garanzia per la salute delle donne.

Un aborto è una sconfitta per una donna, ma è una sconfitta anche per la legge  del   29 luglio 1975, n. 406, che sancisce l’Istituzione dei consultori familiari, che, fra le altre, hanno anche la funzione di garantire una informazione sulla procreazione e sulla contraccezione, secondo i metodi più consoni all’etica di ogni persona.

Nessuna donna abortisce a cuor leggero, Anche quando decide volontariamente di abortire, quell’embrione di vita le resterà per sempre dentro, come un sogno, come una speranza, come una fantasia di vita che poteva essere, e che non è stata.

Se una donna decide di abortire lo fa con dolore, confrontandosi con i suoi sogni di maternità, con le sue speranze di dare la vita. Non dimenticherà mai quello che non ha potuto essere.

Un aborto è sempre una sofferenza.

Non voglio inoltrarmi su argomenti religiosi, se sia o meno etico evitare una gravidanza, questo spetta esclusivamente alla coscienza di ognuno, laico o credente che sia, ma la legge dello Stato deve tener presente ogni cittadino, poi sta al cittadino la scelta etica.

Da anni ormai i finanziamenti ai consultori sono sempre più esigui, quasi sempre è solo grazie alla dedizione degli operatori se i Consultori riescono ancora ad elargire prestazioni soddisfacenti, ma non riescono più ad avere quella funzione di prevenzione e di informazione sulla contraccezione, perché soprattutto a questo servono, o dovrebbero servire i consultori.

 

Dopo quasi 30 anni dal referendum sulla legge 194, pare quasi obsoleto riprendere simili tematiche, ma la legge viene ancora una volta messa pesantemente in discussione.

Si sentono tante voci, tante sagge disquisizioni, laiche e cattoliche, ma ci si dimentica di considerare la donna, quell’essere che per primo ha il compito della procreazione.

Chi, se non la donna, ha il diritto di esprimersi? E’ lei che porta il figlio dentro di sé, è lei, in primis, che dovrà farsene carico.

Scegliere l’aborto è sempre una scelta dolorosa, nessuna donna lo considera un mezzo anticoncezionale, non fosse altre che per il pesante impatto fisico, emotivo, psicologico.

Gli aborti, nel corso degli anni, sono costantemente diminuiti, proprio grazie alla maggiore consapevolezza delle donne, che non varcano la soglia del consultorio solo per chiedere una IVG, ma soprattutto informazioni sui metodi anticoncezionali.

Le scelte politiche di tagliare i fondi ai consultori, privandoli della loro possibilità di prevenzione, mettono a repentaglio la salute delle donne, e di questo le donne sono perfettamente consapevoli.

Ierina Dabalà

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