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MARCIA DELLA PACE

PERUGIA-ASSISI

 

PERUGIA, 14.10.2001 

Quest’anno non potevo mancare alla marcia della Pace Perugia -Assisi.

Siamo partiti a mezzanotte con un pullman scomodissimo e siamo arrivati a Perugia indolenziti ma pieni di entusiasmo.

Già lungo l’autostrada abbiamo incontrato molti altri pullman. Come sempre, in queste occasioni,  già negli autogrill si scambiavano battute e saluti con sconosciuti compagni di strada.

A Perugia ci siamo incanalati verso il luogo della partenza, un fiume di persone, un mare di bandiere di tutti i colori, di suoni, di voci, di canti, di palloncini colorati, di gonfaloni delle varie città italiane.

La partenza è stata lenta proprio per il gran numero di persone e il corteo non riusciva a defluire ma un po’ alla volta ci siamo messi in movimento.

Il sole ancora fresco, alle 9 della mattina,  ci promette una giornata serena. Appena fuori dal centro abitato già si vede qualcuno bivaccare sui prati. Si cammina, seguendo il suono di una cornamusa, si viene sorpassati da un gruppo di ragazze con i capelli ornati di fiori.

C’è gente d’ogni età, uomini, donne, bambini nel passeggino; una chitarra accompagna il canto di un gruppo di scout.

Il corteo è davvero multicolore. Ognuno ha lasciato spazio alla fantasia. Cartelli e striscioni sono variopinti, allegri.

Le parole guida della marcia sono: cibo, acqua e lavoro per tutti. La marcia è una festa, un inno alla vita e si snoda per chilometri e chilometri.

A volte bisogna rallentare, quando le strette strade umbre ci costringono ad addossarci gli uni agli altri, qualche volta si va più spediti, macinando la strada.

Passano le ore. Qualcuno si ferma a mangiare, seduto sui prati o sui marciapiedi, un attimo di tregua, prima di riprendere il cammino.

Passo dopo passo, ora dopo ora, con i piedi sempre più doloranti, le gambe sempre più pesanti. Dalle case ai lati della strada ci offrono acqua, qualcuno ci annaffia con la pompa, siamo tutti allegri, malgrado la stanchezza.

Ad una svolta della strada ci appare una collina. Qualcuno segue il percorso, ma molti si arrampicano sul versante cercando di abbreviare il percorso. Vista da lontano, la collina sembra un campo di fiori multicolori. Anche noi saliamo sulla collina, ed in cima ci fermiamo a guardarci indietro senza riuscire a vedere la fine del corteo.

Si prosegue. Una marcia, significa camminare, passo dopo passo, e percorrere i 25 Km di distanza che separano le due città.

Non sempre il fiume variopinto segue la strada, spesso si spande sui campi circostanti, coprendo i versanti delle dolci colline umbre.

Man mano che il tempo trascorre ci si chiede sempre più spesso quanto manca alla meta e par quasi di non farcela a fare gli ultimi passi, gli ultimi metri di strada.

I suoni… le voci… Una fisarmonica ci accompagna per qualche metro di strada, qualcuno suona il cembalo, lo stridio dei fischietti… i tamburi di un gruppo di Curdi.

Le canzoni ai alzano nell’aria.

Avanza un gruppo di donne avvolte nel burka, fra gli applausi di tutti, e le donne in nero, e le donne col chador.

Ci salutano dalle finestre,  sui ponti che incontriamo lungo la strada sono appesi striscioni variopinti.

Le bandiere della pace, così belle, nei loro iridati colori, sono quelle predominanti.

Si va avanti ancora.

Gli amici di Alkatraz offrono pediluvi ristoratori, qualcuno ne approfitta.

Malgrado il gran numero di persone le strade sono abbastanza pulite. Bottiglie, lattine e sacchetti di rifiuti vengono diligentemente deposti in mucchi, ai lati. Il rispetto per l’ambiente è fortemente sentito dai partecipanti.

Ultimi chilometri, e le gambe si muovono da sole, indipendenti dal cervello.

Intanto ad Assisi c’è un concerto, parla qualche oratore, ma solo una parte arriva ad Assisi.

I pullman sono dislocati negli ultimi chilometri. Qualcuno si ferma a Bastia, qualcun altro, come noi, a Santa Maria. Il fiume si disperde in rivoli lungo le strade. Ultima fatica, la più ardua, quella di ritrovare il proprio pullman. I cellulari non funzionano, non si può chiamare il capogruppo o l’autista.

Quasi tutti si riparte con ore di ritardo, dopo aver cercato i… dispersi.

Siamo stanchi, ma siamo felici, sorridenti. Non basta una marcia per fermare la guerra, ma, mai come quest’anno, è stato importante esserci, e mai, come quest’anno, siamo stati così numerosi.

Al ritorno, nelle soste all’autogrill, ci riconosciamo con gli amici degli altri pullman per le facce stanche, arrossate dal sole ma, malgrado il sonno, gli occhi sono sorridenti.

Ierina Dabalà

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