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LA PENA 

DI MORTE 

Un uomo ha il diritto di uccidere un altro uomo?

Non importa di quali crimini si sia macchiato un uomo, La vita è l’unica cosa che abbiamo, l’unica che ci permetta di fare il bene e il male. Senza la vita… non esistiamo, non potremo mai far del male né pentirci del male fatto, non potremo mai fare del bene né cambiare. Per sempre, nel non essere, immutabili.

L’attesa della morte, che avrà un giorno ed un’ora stabiliti da altri, i pensieri che si affacciano turbinosi nella mente, le speranze, i rimorsi per il male fatto; l’attesa…

La pena di morte non ha mai fermato l’uomo dal far del male, inutile barbarie, retaggio di oscuro passato, paure ancestrali che fanno capolino ad insinuare il nostro sonno tranquillo di giusti.

Ma c’è qualcuno di veramente giusto? Ha davvero qualcuno il diritto di decidere  quando sarà la mia ora di morire?

Ho sbagliato, come tutti abbiamo sbagliato, le mie colpe sono gravi e allora mettetemi in condizione di non nuocere ma lasciatemi la possibilità di espiare, di pentirmi, e se i miei crimini sono il frutto della pazzia, curatemi, ma lasciatemi la vita, la sola, l’unica vita di cui avrò mai coscienza.

Lasciatemi la possibilità di espiare la mia colpa! Un giorno la mia pazzia sarà domata, un giorno mi pentirò e laverò le ferite dei moribondi.

Lasciatemi vivere, sono un uomo!

Ierina Dabalà

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