torna all'elenco                                                                                                          Home                

LA GUERRA CAMBIA LE PERSONE

 

La guerra cambia le persone.

In guerra è lecito fare ciò che mai sarebbe consentito in tempo di pace: uccidere, depredare, stuprare, imprigionare senza processo.

Janis Karpinsky, l’unico generale donna Usa in Iraq, era la responsabile della prigione dove si torturavano i prigionieri di guerra.

La soldatessa Lyndie England sorride nella foto, fiera e birichina. Ha il pollice della mano sinistra alzato nel segno dello scopo raggiunto e con l’indice della destra indica i genitali di un prigioniero nudo.

Colpisce l’espressione “giocosa” della ragazza confrontata con l’enormità del crimine che ha commesso. Approfittare di una posizione di potere per infierire su un inerme. Roba da maschi.

Valanghe di stupore perché nell’orgia delle infamie c’erano anche le donne.

La “diversità femminile” esiste, ma è messa a dura prova in una società maschilista, dove vige la legge del più forte.

Gli uomini sono disposti a cedere il 50% dei posti, anche in politica, alle donne, purché le stesse si adeguino alla società, che è fatta a misura d’uomo, che non disturbino con le loro specifiche femminili, e molte donne accettano, in nome della parità, di adeguarsi a questa società, dove il debole è ridotto a mero mercato,  dove… o ci stai, o ti bombardo, ti faccio prigioniero e faccio di te quello che voglio.

Altre, che si credono donne con le p… fanno le soldatesse, come la Karpinsky e la England, e si sottopongono ad un’idiota battaglia per la parità che le trasforma, che annienta il loro specifico femminile.

Certo, pensano di essere donne forti, dure, ma non sono tanto diverse da quelle donne che sono costrette a rivolgersi ai Centri Antiviolenza (solo in Lombardia, sono circa 3.000 donne l’anno che vi fanno ricorso). Sono donne che accettano… passivamente una società costruita dagli uomini.

Ma la diversità femminile esiste, e resiste

Le donne portano la loro specificità nelle manifestazioni per la pace, continuano a lottare in tutto il mondo contro la tortura, contro la pena di morte, contro la guerra, assieme a molti uomini di buona volontà.

Si battono contro l’apartheid e contro il razzismo

Curano e soccorrono i feriti delle guerre, spesso con pochi mezzi e poche medicine.

Si prendono cura dei bambini; dei propri figli e anche di quelli delle altre donne.

Sono le donne a prendersi cura dei vecchi, che sanno alleviare le pene della vecchiaia con il loro affetto.

Le donne sanno intrecciare reti di solidarietà e chiedere una parità vera, dove la specificità femminile venga valorizzata.

Le scene di tortura che hanno visto protagoniste le donne aprono nuovi momenti di riflessione, nuove domande sulla specificità, sul percorso per valorizzare appieno la diversità femminile.

Ierina Dabalà

  Torna all'elenco