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"Qualunque
cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono
certo che saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i
ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali
noi abbiamo creduto. Abbiano coscienza dei loro doveri verso
se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io
ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami
Europa".
Così
scriveva Giorgio Ambrosoli alla moglie Anna il 25 febbraio
1975, quattro anni prima di cadere sotto i colpi di un
killer mentre stava per aprire il portone di casa, la notte
dell'11 luglio 1979. A distanza di 24 anni pochi si
ricordano di lui, il suo esempio non sembra essere troppo
attuale e il ricordo del suo sacrificio sembra essere
confinato nel libro che Stajano gli dedicò, "Un eroe
borghese", e nell'omonimo film, ispirato al libro,
diretto da Michele Placido.
Dedichiamo
il largo di Avigno a Giorgio Ambrosoli, ma è giusto
spendere anche due parole per ricordare chi era Ambrosoli.
E’
doveroso ricordare questa persona schiva, serissima, che,
consapevole dei rischi che correva, rifiutò sempre di
trattare con gli emissari mafiosi che lo intimidirono per
far pagare allo Stato le perdite (257 miliardi di lire nel
1979. Oggi sarebbero più di mille) della Banca Privata
Italiana. Il liquidatore definì "pazzesca"
quell'ipotesi e andò incontro alla morte, affidandosi ad
uno Stato che intanto provava a trattare con Sindona e che
incarcerò, innocente, l'altro protagonista del braccio di
ferro, il vicedirettore della Banca d'Italia, Mario
Sarcinelli.
Ambrosoli era un monarchico ma morì per
servire la Repubblica. L'estratto della lettera citato,
mostra che il suo senso comunitario trascendeva l'Italia ed
era proiettato verso l'Europa vent'anni prima del Trattato
di Maastricht. Il suo sacrificio ci deve ricordare cosa vuol
dire essere al servizio delle istituzioni, l'amore per la
legalità e per le responsabilità, l'assenza di qualsiasi
paura, di ogni servaggio e meschinità.
Il collaboratore più stretto di Ambrosoli, il maresciallo
Novembre, continuò nella strada tracciata da Ambrosoli e
nemmeno due anni dopo scoprì, durante una perquisizione
ordinata dai giudici Turone e Colombo, gli elenchi della P2,
la loggia massonica alla quale ministri, giudici,
giornalisti e lo stesso Sindona erano iscritti. Un'altra
persona che in quei mesi terribili dell'estate '79 vide
Ambrosoli, il commissario Boris Giuliano, non fece in tempo
a incastrare Sindona perché fu assassinato il 21 luglio,
dieci giorni dopo lo stesso Ambrosoli.
C’è
molta differenza fra lo Stato ideale a cui si ispira
Ambrosoli, fatto di dovere, onestà e senso delle
Istituzioni e
lo stato che ha davanti, fatto da politici corrotti e
faccendieri arroganti, dediti a coltivare solo interessi
personali, noncuranti delle regole democratiche.
Oggi
ricordiamo e ringraziamo Giorgio Ambrosoli. Il suo esempio
dovrebbe sempre ispirare chi si avvicina a incarichi
politici, chi amministra la cosa pubblica o ha il compito di
vegliare su di essa, perché tengano conto, più che le idee
di parte e di Partito o, peggio ancora, interessi e vanità
personali, il bene comune dello Stato e dei cittadini.
Questa
è la lezione che ci ha lasciato Giorgio Ambrosoli e alla
quale, chiunque si avvicini alla politica, dovrebbe
ispirarsi, ma quanto sia lontana dall’attuale situazione
politica, è davvero drammatico.
Il
senso dello Stato, il bene comune, al di sopra del bene di
parte, è quasi un’utopia.
Troppe
leggi che vengono approvate in Parlamento rispecchiano solo
interessi di parte, allora viene spontaneo chiedersi che
fine abbia fatto l’insegnamento di Ambrosoli.
E’
encomiabile che da parte della maggioranza si sia posto
questo nome a cui dedicare un posto del nostro territorio…
ma bisognerebbe anche pretendere una coerenza negli
insegnamenti.
Io
mi auguro che il messaggio che Ambrosoli ci ha lasciato sia
accolto nella sua interezza, che non sia solo usato come
strumentale mezzo per veicolare idee e aspirazioni che erano
aliene ad Ambrosoli.
Amore
per la Repubblica Italiana, per la Costituzione della
Repubblica Italiana, e fedeltà per i principi a cui si
ispira.
Ierina
Dabalà
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(Intervento in Consiglio di Circoscrizione 4 - Varese)
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