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LE FOIBE

(di Ierina Dabalà)

 

 

 

Della tragedia delle foibe si deve parlare nelle scuole, gli studenti devono sapere cosa è avvenuto, per questa come per altre vicende drammatiche che si sono succedute nel corso della seconda guerra mondiale, tuttavia non si può estrapolare un fatto dal contesto politico e militare di un conflitto voluto, provocato e condotto dai nazisti e dai fascisti.

Tutte le nazioni europee (ad eccezione della Spagna e del Portogallo, rette da regimi autoritari, e Svizzera e Svezia, stati neutrali e non belligeranti) furono aggredite e invase dalle armate di Mussolini e di Hitler.

L’Europa, dal 1939 al 1945 fu messa a ferro e a fuoco, dal Baltico al Mediterraneo, dall’Atlantico agli Urali, perpetrando la distruzione completa di intere nazioni e il massacro di milioni di esseri umani.

La Jugoslavia fu aggredita e occupata senza motivazione alcuna; Mussolini inviò i suoi reparti speciali, la “Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale”, che spadroneggiò attuando abusi e violenze inaudite.

Completarono l’occupazione della Jugoslavia anche alcuni reparti militari ma dopo l’8 settembre molti militari italiani abbandonarono l’esercito per unirsi ai partigiani di Tito.

Mussolini rivendicava l’annessione della Dalmazia all’Italia perché, secondo la propaganda nazionalista di allora, questi territori erano parte integrante della nostra Nazione visto che erano abitati da una componente etnica italiana ma i popoli jugoslavi si ribellarono e combatterono duramente per difendere la loro indipendenza e respinsero tutti i tentativi di annessione, non accettando di seguire la medesima sorte toccata all’Albania, occupata e annessa all’Impero Italiano.

Tito capeggiò questa ribellione e dette vita ad un vero e proprio esercito di liberazione, riuscendo a scacciare gli invasori dalla Jugoslavia senza l’intervento sul territorio delle forze alleate, né americane né sovietiche ma il consenso che si era creato intorno al maresciallo Tito derivava anche dall’idea di dare vita ad uno Stato federale, con il proposito di unire i popoli della Jugoslavia.

Anche il modello economico, basato sull’auto-gestione, fu accolto con favore dalla popolazione, ma va detto per inciso che questo programma fu duramente osteggiato da Stalin, che cercò in tutti i modi di isolare Tito e la Jugoslavia.

Fra i propositi di Tito vi era anche quello di annettere alla Jugoslavia non solo l’Istria, come poi avvenne, ma anche le province di Trieste e di Gorizia, dove vivevano e tutt’ora vivono popolazioni di origine slovena e croata ma questo disegno trovò l’opposizione del Governo Badoglio prima e dei successivi governi di unità nazionale, di cui facevano parte anche i comunisti del P.C.I.

E’ in questo contesto politico-militare maturato fra il 1944-45 che si determinò lo scontro che culminò con l’eliminazione di quanti si opponevano al disegno annessionistico di Tito, sostenuto dalle minoranze etniche croate e slovene presenti sul territorio.

Nelle foibe finirono non solo quanti venivano considerati i fiancheggiatori dei fascisti ma anche partigiani (ad esempio quelli della Brigata Osoppo), e quanti esplicitamente erano contrari all’annessione di Trieste e Gorizia alla Jugoslavia..

A guerra finita si arrivò al trattato di Osimo, i confini furono definiti e Trieste e Gorizia rimasero all’Italia.

Triste destino, quello dei popoli di confini troppo spesso diventati teatro di guerra, dove etnie differenti convivono pacificamente ma che vengono strumentalizzate da nazionalismi e interessi che niente hanno a che vedere con il benessere della gente.

Quanto è avvenuto va condannato senza reticenze; gli studenti, i giovani devono conoscere la storia del loro Paese, ma quello che non può essere ammesso è che alcuni esponenti della destra, che tuttora guardano con nostalgia al passato, tentando in tutti i modi di rivalutare un regime che ha portato l’Italia alla rovina, cercano di strumentalizzare la tragedia delle foibe per introdurre nei testi scolastici un revisionismo che possa, se non rivalutare, almeno attenuare una condanna che la storia si è già incaricata di definire: il fascismo è stato un regime autoritario che ha infangato la storia del nostro Paese.

Ierina Dabalà

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