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BINARIO 21
Era l’alba di una gelida e
livida domenica invernale, il 30 gennaio 1944, 605 persone
furono caricate su camion coperti da teloni, perché celassero
il loro carico umano, e trasportate dal Carcere di San Vittore
ai sotterranei della stazione Centrale, attraverso l’accesso
di via Ferrante Aporti.
Erano uomini, donne, bambini,
vecchi… erano gli ebrei di Milano.
Al binario 21 furono caricati su
carri bestiame fra urla, pianti, percosse e latrati di cani
che si avventavano contro quegli esseri inermi.
Non avevano altra colpa se non
quella di essere ebrei.
7 giorni durò il loro viaggio,
senza cibo né acqua, 7 giorni di ansia, senza sapere la loro
destinazione, il loro destino.
Fra loro c’erano più di 40
bambini al di sotto dei 14 anni; la signora Esmeralda Dina, di
88 anni, era la più vecchia.
605 fra uomini, donne, bambini e
vecchi.
Non è difficile immaginare la
disperazione di quelle persone, di quelle madri, e lo stupore
impaurito dei bambini, il silenzio attonito dei vecchi che
avevano memoria di altre persecuzioni.
Arrivarono ad Auschitz domenica
6 febbraio, stanchi, sporchi, affamati, impauriti, disperati.
Alla prima selezione 500 furono
destinati alla morte. Denudati, entrarono nelle “docce” e
furono gasati, subito dopo,
trasportati nei forni crematori, furono inceneriti. Di
loro non è rimasto che un ricordo e un nome inciso su una
lapide.
Era il 6 febbraio del 1944.
Erano partite 605 persone, ne
tornarono 20.
Il 6 dicembre del ’43 era già
partito un altro convoglio dal binario 21, con 250 deportati,
e altri 14 ne partirono successivamente.
Il binario 21 è ancora lì, a
ricordare il dramma degli ebrei milanesi.
Il 27 gennaio è il giorno della MEMORIA, perché non succeda mai più.
Ierina
Dabalà
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