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Durante
un discorso tenuto nel 1968 Otto Frank descrive quello che aveva
pensato leggendo per la prima volta il diario della figlia:
“Come potevo sapere quanto fosse importante per Anne vedere
uno spicchio di cielo azzurro, i gabbiani in volo o il castagno,
se non aveva mai mostrato interesse per la natura? Ma quando si
è sentita un uccellino in gabbia ha desiderato ardentemente il
contatto con la natura. A confortarla bastava il pensiero
dell’aria aperta.”
Il
castagno che Anna Frank vedeva dal suo spicchio di
finestra sta morendo.
Ma
la libertà non può morire e così……
“Il
primo innesto di un ramo dell’albero di castagno che Anna
Frank guardava dalla sua finestra è avvenuto in un parco
cittadino di Amsterdam. Il castagno sta morendo e gli innesti
serviranno a far crescere altri alberi. Altri 150 rami verranno
piantati in diversi paesi del mondo in omaggio alla memoria di
una ragazzina ebrea morta in un campo di concentramento nazista
lasciando nella soffitta dove si nascondeva con la sua famiglia
un diario. Quel diario ci ha raccontato la disfatta
dell’umanità come pochi libri hanno potuto e saputo fare.
Quel tempo, quegli anni, li abbiamo appresi dai racconti orali
di testimoni che li hanno vissuti e da libri che ci hanno
tramandato storie di gente scomparsa nel nulla e storie di gente
uccisa nei luoghi in cui viveva. Come tante fotografie in bianco
e nero queste storie ci hanno detto la sofferenza
dell’umiliazione e della morte e il miracolo della resistenza.
L’albero
di Anna Frank, il vecchio castagno, diventa così un simbolo. Mi
piace pensarlo come il segno di un patto con quante più persone
possibili. Se l’arcobaleno fu dono divino per sancire
un’alleanza con gli uomini dopo il diluvio, ci sia almeno un
albero a crescere e a ricordarci che il mondo è di tutti e di
ognuno. “ (N. Agustoni) |