|
Documento
ANPI nazionale sulla situazione politica
Ruolo
ed impegno dell’ANPI
nell’attuale
situazione politica
I
Doveri
e limiti dell’ANPI nell’assumere posizioni pubbliche
relative alle vicende e alla situazione politica italiana
Negli oltre 60 anni dalla sua Costituzione, avvenuta in Roma nel giugno
1944, la nostra Associazione ha sempre ritenuto proprio
inderogabile dovere formulare valutazioni e assumere iniziative
sulla vita istituzionale e politica della nostra Comunità
nazionale, in tutte le situazioni varie e complesse che
l’hanno caratterizzata, dalla Liberazione a tutt’oggi.
Questo ruolo fu determinato dalla esigenza, profondamente avvertita da
tutti coloro che si erano battuti con grande sacrificio di
sangue e sofferenze contro i totalitarismi fascista e nazista,
di garantire una vigile tutela della nuova identità democratica
scaturita per la nostra Patria dalla vittoria del 25 aprile
1945.
E’ muovendo da questa data, carica di significati concreti e simbolici
nella storia d’Italia, che si sono resi possibili il mutamento
della forma istituzionale del nostro Stato da monarchia a
repubblica e l’elaborazione della Costituzione, carta
fondamentale dei diritti e dei doveri dei cittadini tra le più
lungimiranti e moderne dell’Europa.
Esistono dunque ragioni ideali profonde ed etiche che hanno motivato e
tuttora motivano la Resistenza e per essa le associazioni che,
come l’ANPI, ne incarnano la memoria e i valori,
legittimandole a far sentire la propria voce sulle vicende
politico-istituzionali del Paese in funzione, appunto, della
salvaguardia e dell’affermazione dei principi che reggono il
nostro sistema democratico.
Per tutto ciò l’ANPI ha preso posizione nel passato, con i propri
congressi e le iniziative, contro i rigurgiti del fascismo,
contro i tentativi di colpo di stato che pur si sono verificati
nella vita della repubblica, contro lo stragismo fascista e il
terrorismo delle Br negli anni di piombo, contro la criminalità
organizzata che riduce gli spazi della democrazia, contro la P2
che ha perseguito l’obiettivo ambizioso di impossessarsi dei
gangli essenziali del potere del nostro sistema politico.
Nel suo impegno l’ANPI ha sempre tenuto presente, e oggi intende
ribadire, che per comprendere e affrontare il presente è
necessario conoscere il passato e valorizzarne la memoria pur
alla luce delle sfide che vengono imposte dalla modernità.
Per l’ANPI si tratta di un agire politico indirizzato soprattutto ai
giovani che negli ideali della Resistenza trovano alimento per
le proprie convinzioni.
L’ANPI tuttavia non è un partito politico. Nel corso della lotta di
liberazione hanno agito fianco a fianco tutti i partiti
antifascisti animati da una volontà comune: liberali,
comunisti, socialisti, democratici cristiani, azionisti,
repubblicani, insieme ad un grande numero, la maggioranza, di
donne, di uomini, di giovani, di militari che non appartenevano
ad alcun partito ma agivano tutti sospinti esclusivamente da
fini patriottici.
L’ANPI deve essere coerente con questa sua profonda, originaria radice
unitaria, patto stretto fra le parti più consapevoli del nostro
popolo per sconfiggere il totalitarismo fascista e instaurare
una vera e moderna democrazia.
Le regole di questa democrazia sono state scritte nella nostra carta
fondamentale, la Costituzione, ed è alla sua piena attuazione
che le energie e la memoria di cui la nostra associazione
dispone debbono tendere.
L’antifascismo è il cemento unitario che deve saldare insieme tutte le
forze vive della società, nell’interesse generale del nostro
popolo: non quindi un antifascismo generico, indeterminato, ma
quell’antifascismo che è stato tradotto in norme giuridiche
di immediata attuazione e nei principi e nelle norme
programmatiche della Costituzione repubblicana.
La democrazia è fondata sul dialogo e sul reciproco rispetto tra
maggioranza e opposizione e disciplinata da regole e da garanzie
da tutti lealmente condivise. E’ interesse generale della
collettività di cui l’ANPI ambisce farsi interprete che quel
dialogo si realizzi proficuamente. Non spetta alla nostra
associazione entrare nel merito delle singole scelte dei partiti
politici, se non nella misura in cui le scelte possono incidere
sul funzionamento del sistema democratico così come promosso
dalla Resistenza e consacrato nella Costituzione.
Un ultimo richiamo è necessario, nel momento attuale: quello relativo
all’etica della politica, in particolare nel senso che nessun
incarico e funzione pubblici possono essere attribuiti o assunti
come fonte di privilegi o di carriere, essendo ogni incarico e
funzione pubblici tassativamente e assolutamente attribuibili o
assumibili soltanto come servizio a favore della collettività e
del bene generale del Paese.
II
La
crisi politica italiana, il
risultato delle elezioni e le nuove prospettive
La caduta del governo Prodi, le elezioni del 13-14 aprile scorsi, la
relativa campagna elettorale si sono svolte in un’atmosfera di
grave e per alcuni versi persino drammatica crisi della nostra
società nazionale.
Crisi economica, crisi di fiducia nei confronti della politica sempre più
distante ed estranea ai problemi reali dei cittadini che può
portarli o alla rassegnazione o a estremismi gravi e settari,
crisi di fiducia nel futuro vissuto come una incombente e
sconosciuta minaccia, crisi di ogni idealità in una fase
storica di tramonto delle ideologie. Una crisi in parte derivata
da quella che pervade, nell’era della globalizzazione,
l’intera vita del genere umano stretto tra uno straordinario
progresso tecnologico e la condizione di enormi masse di
individui che vegetano ai limiti di una sempre più precaria
sopravvivenza; ma anche, in larga parte, crisi specifica della
nostra realtà nazionale che nonostante gli insegnamenti
drammatici del passato non è stata in grado, o non è stata
capace, di attrezzarsi in modo adeguato per affrontare le sfide
della modernità né sul piano organizzativo né sul piano
ideale. Una crisi dunque le cui cause vengono da lontano e
largamente consistono nella continuità di strutture, di
comportamenti e di mentalità dello stato totalitario anche
nella repubblica democratica e nella “nostalgia di fascismo”
che non si è mai del tutto spenta nel nostro Paese.
Queste arretratezze e queste pulsioni sono state cavalcate in alcuni
momenti critici della nostra vita repubblicana dalle forze
avverse o indisponibili ad uno sviluppo pieno e trasparente
della nostra democrazia.
Venendo ai nostri giorni crediamo possa affermarsi, come l’ANPI ha
ribadito in diverse occasioni anche congressuali, che in questi
anni la destra attuale ha fatto leva nella sua azione politica
su antichi oscuri retaggi, attuando un populismo che non
coincide certamente con lo sviluppo di un autentico sistema
democratico. Ciò è dimostrato, fra l’altro, dalla sequenza
delle leggi “ad personam” che essa ha varato, dallo scontro
minaccioso nei confronti della magistratura, dal tentativo di
manipolazione della Costituzione provvidenzialmente sconfitto
con il referendum popolare del giugno 2006.
Nel corso dei due anni in cui il ministero Prodi è rimasto in carica la
destra, questa destra, lo ha costantemente attaccato in modo
aggressivo e immotivato, rifiutando ogni parvenza di dialogo e
contestando in modi anche offensivi la legittimità del voto dei
senatori a vita. E’ stato dato corso all’idea della
“spallata” al governo senza alcuna
motivata ragione e senza alcun riconoscimento dei
risultati positivi della sua azione, quali ad esempio il
risanamento dei conti pubblici, la consistente riduzione
dell’evasione fiscale, piaga endemica del nostro Paese,
l’aumento del prestigio internazionale dell’Italia.
Per questo complesso di ragioni, abbiamo ritenuto doveroso per la nostra
associazione schierarsi a sostegno delle forze che hanno come
riferimento i valori democratici e civili della lotta di
liberazione nazionale e della carta fondamentale della nostra
Repubblica. Con ciò non intendiamo naturalmente negare il
positivo valore di una riconciliazione nazionale basata sulla
accettazione autentica, nei fatti e nei comportamenti, dei
valori democratici, civili e sociali della nostra Costituzione.
Ciò esclude naturalmente che possa essere fatta una
equiparazione storica fra coloro che hanno combattuto per la
libertà e la democrazia in Italia e coloro che, dall'altra
parte, hanno combattuto contro questa prospettiva a fianco del
totalitarismo nazista, indipendentemente dal rispetto dovuto a
tutti i caduti nel corso di quella tragedia epocale che fu la
seconda guerra mondiale.
Alla luce di queste considerazioni abbiamo dedicato una particolare
attenzione alle dichiarazioni fatte e agli accenti usati dal
nuovo presidente della Camera nel suo discorso di insediamento,
relativamente alla condanna dei totalitarismi del secolo scorso,
all'elogio della libertà come precondizione della democrazia e
al riconoscimento del 25 aprile e del 1° maggio come giornate
in cui si celebrano valori autenticamente "avvertiti come
vivi e vitali da tutti gli italiani".
Nel corso del suo recentissimo insediamento, il nuovo governo Berlusconi,
con la parola e gli atteggiamenti del suo leader, ha proclamato
una inedita volontà di dialogo con la coalizione di
centrosinistra sotto il profilo di una effettiva volontà di
collaborazione, quanto meno in ordine alle riforme istituzionali
indispensabili per il Paese. I precedenti non sono incoraggianti
e ci si potrebbe trovare di fronte a una tattica motivata da
ragioni e calcoli proiettati nel futuro in fondo ai quali si
colloca la prospettiva del Quirinale. Tuttavia l’unico
atteggiamento serio e responsabile è quello di misurare le
intenzioni con i fatti. Ad esempio in tema di riforme
istituzionali sarebbero fatti concreti, oltre alla modifica
della legge elettorale, la riforma della RAI tv e la messa in
sicurezza della Costituzione mediante la modifica
dell’articolo 138, mentre dovrebbe essere bandita ogni
intenzione o velleità di elezione diretta da parte del popolo
del Presidente della Repubblica o del capo del governo, ipotesi
del tutto inopportune in un Paese che, come l’esperienza
dimostra, non è affatto insensibile alle seduzioni del
populismo. Per quanto poi riguarda l’azione di governo è
necessario, citando soltanto due tra i punti dolenti della vasta
opera necessaria e per il rinnovamento della politica e il
rilancio del nostro Paese, che non vengano adottati
provvedimenti relativi al cosiddetto federalismo fiscale tali da
incidere, violando la Costituzione, sul principio fondamentale
dell’unità della nostra nazione e che la questione della
sicurezza venga affrontata in modo efficace ma non tale da
ledere i diritti fondamentali di ogni essere umano in tema di
uguaglianza e solidarietà, e neppure tale da evocare o
alimentare quei sentimenti razzisti e l'ondata di xenofobia che
si manifestano in alcune aree d’Italia. A questo proposito va
in primo luogo tenuto presente che l’autentica volontà di
risolvere il problema della sicurezza va misurata soprattutto
negli interventi necessari per sconfiggere la criminalità
organizzata della mafia, dell’ ndrangheta e della camorra che,
paralizzando soprattutto alcuni territori della nostra nazione,
riduce drasticamente ogni possibilità di effettivo esercizio e
di sviluppo della democrazia e quindi di progresso sociale.
In sostanza possiamo affermare: se questa destra, specie nelle sue
componenti giovanili, riconoscerà pienamente il valore della
lotta di liberazione nazionale, se intende essere, nella realtà
concreta, una destra democratica moderna e attiva per il
progresso civile e pacifico ciò non potrà che essere salutato
come un positivo passo avanti della nostra comunità nazionale.
Resta infine da esaminare il problema cruciale e decisivo per il
rinnovamento della società e quindi per le sorti future del
nostro Paese, relativo al comportamento e all’azione politica
condotta nel recente passato e da svolgere in prospettiva da
parte delle forze del centrosinistra.
Qui l’analisi deve essere profonda, coraggiosa, critica e autocritica,
ma soprattutto lungimirante e quindi costruttiva. Guardiamo la
realtà che si è determinata: i quattro partiti della sinistra
radicale, della cosiddetta Sinistra arcobaleno, sono privi di
rappresentanza parlamentare; ne è privo pure il nuovo Partito
socialista; il Partito democratico nato dalla fusione di due
precedenti partiti e da un appello alla società, ha ottenuto un
buon successo ma è attualmente all’opposizione dopo due anni
di un governo Prodi contrassegnati da positivi risultati ma
anche da una litigiosità interna che ne ha minato la credibilità.
Le forze progressiste del Paese, le sue migliori energie, sono
divise e sconfitte a fronte di una coalizione di destra
composita, eterogenea e tuttavia unita. Occorre ricostruire
rapidamente quell’unità delle forze progressiste che hanno
conquistato la nostra libertà. Ancor più occorre ricostruire
rapidamente quella unità che, successivamente, ha consentito,
dal 1946 al 1948, di elaborare e varare con grandissima
maggioranza la nostra Costituzione: liberali, comunisti,
democristiani, socialisti, azionisti, repubblicani, appartenenti
a culture diverse, laici e cattolici, che di fronte al grande
compito di costruire una democrazia moderna hanno trovato la via
di intese di alto profilo e ancor più hanno operato motivati e
sospinti da un comune sentire, dall’imperativo morale di
cancellare le cause e le conseguenze di quell’immane tragedia
che fu la seconda guerra mondiale.
Anche oggi vi è un imperativo morale al quale ispirare la nostra azione:
quello di realizzare il compimento democratico e sociale idoneo
a consentire al nostro Paese di affrontare le sfide del presente
lungo la traccia indicata dai nostri padri costituenti.
Tutto ciò deve aiutare a superare ogni dissenso o recriminazione che
abbiano diviso, o che ancora dividano, le forze che in passato
agirono insieme.
Questo è l’appello che l’ANPI nazionale rivolge a tutte le forze
progressiste italiane: ai partiti progressisti che oggi hanno
rappresentanza parlamentare, ai partiti progressisti che tale
rappresentanza più non hanno, ma anche a tutti coloro,
specialmente ai giovani, che anche senza militare in alcun
partito vogliono comunque il progresso democratico e civile
della nostra Patria.
Non spetta all’ANPI indicare le vie specifiche attraverso le quali il
compito qui indicato possa essere realizzato, perché ciò
invaderebbe percorsi che non sono di sua competenza; ma è
importante sottolineare che l’unità da realizzare non può
essere che una unità vera e sostanziale, organizzativa e
programmatica, concretamente operante e politicamente condivisa
accantonando o rinviando ove necessario eventuali dissensi.
Uniti vinceremo!
( discusso e approvato dal
Comitato Naionale Anpi
il 4 giugno 2008)
|