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Cari
Compagni,
si,
Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo
lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che
accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo
fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che
comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenza.
E’ molto
più bello Compagni che “Camerata” come si nominano coloro
che frequentano lo stesso luogo per dormire, e anche di
“Commilitone” che sono i compagni d’arme.
Ecco, noi
della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo si diviso il
pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane
della libertà che è il più difficile da conquistare e
mantenere.
Oggi che,
come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre
sazio, ci sembra di aver risolto il problema dell’esistenza
e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione.
All’erta
Compagni! Non è il tempo di riprendere in mano un’arma
ma di non disarmare il cervello si, e l’arma della
ragione è più difficile da usare che non la violenza.
Meditiamo
su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una
civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e
ragazze sempre più svestite.
Altri sono
i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un
lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una
vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche
per tutti i cittadini. Così nei diritti fondamentali della
nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
Vi giunga
il mio saluto, Compagni dell’Associazione Nazionale
Partigiani d’Italia e Resistenza sempre.
Vostro
Mario Rigoni Stern
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