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BANDIERE
LEGHISTE SUL MONUMENTO AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE
Sono
esterrefatta per l’esposizione delle bandiere leghiste
davanti al monumento ai caduti in Piazza Repubblica a Varese..
Da “donna
di pace”, non amo le commemorazioni militariste.
Il 25
aprile lo commemoro portando la bandiera della pace, perché
questa data ha significato la fine della guerra e la caduta
del fascismo.
I caduti di
tutte le guerre meritano il silenzio, la riflessione sui
valori della pace, il pensiero a tutte le morti inutili
causate dalle guerre: il rispetto per i soldati morti, il
rispetto per i civili morti, per le donne, i vecchi, i
bambini, morti nel corso di guerre crudeli e inutili.
Il possesso
di qualche metro di terra in più o in meno non giustifica gli
orrori delle guerre.
Terribilmente
triste la lentezza dell’Amministrazione Comunale a rimuovere
le bandiere leghiste, che esprimono solo il disprezzo per i
valori della nostra Repubblica, nata dalla Resistenza.
Come tutti
noi, anche la mia famiglia ha i suoi “combattenti” e i
suoi morti.
I miei
nonni hanno combattuto nella prima guerra mondiale. Non ci
sono andati di loro spontanea volontà; sono stati
“obbligati” ad andarci.
Mio padre
è stato “obbligato” a partecipare alla seconda grande
guerra, l’infame guerra fascista. Dopo l’8 settembre è
entrato nelle formazioni partigiane. Suo fratello è morto in
Russia; ha lasciato una moglie incinta; non ha mai conosciuto
la sua bambina!.
Mi
raccontava mio padre, che quando è arrivata la liberazione,
tutti cantavano “Fratelli d’Italia” e sventolavano le
bandiere tricolori.
Nasceva
un’Italia nuova, libera dal fascismo, e poi la Repubblica,
la Costituzione, questa Legge Fondamentale che ancora guida il
nostro Stato, unico e indivisibile, con le sue grandi idee di
rispetto delle libertà, di uguaglianza, di pace.
Quelle
bandiere leghiste issate davanti al monumento ai Caduti di
tutte le guerre è un insulto ai Caduti, è un insulto ai
morti militari e civili, è un insulto a tutti noi che ci
riconosciamo in questa Repubblica Democratica nata dalla
Resistenza.
Ierina Dabalà
01.12.07
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