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BANDIERE
DI PACE |
La
nostra città, le nostre città, stanno diventando sempre più belle
e colorate.
E’
apparsa una bandiera, qualche giorno fa, e se ne sono aggiunte
altre; si abbassano le tapparelle, alla sera, e il nuovo sole ne
illumina di nuove, fiorite durante la notte.
Le
strade grigie stanno prendendo i colori dell’arcobaleno, e i
balconi hanno i colori dell’estate.
E’
una voce corale che si aggiunge ad infinite voci che chiedono la
pace.
Nessuno
vuole la guerra, questa guerra in particolare. Mai si era levata così
alta la volontà di pace perché questa, più di ogni altra, è una
guerra inutile. Son fin troppo evidenti gli interessi economici. Le
guerre, tutte le guerre, vengono fatte sempre per i soldi, e a
pagare sono sempre gli innocenti.
Niente
hanno da spartire il popolo italiano, il popolo irakeno, il popolo
afghano, con gli interessi dei produttori di armi, con gli interessi
dei grandi petrolieri e delle multinazionali.
Non
vogliamo la guerra, dicono le centinaia, le migliaia di bandiere che
ci rallegrano ormai in ogni via. Non vogliamo la guerra.
Non
vogliamo che altre migliaia di bambini innocenti muoiano sotto le
bombe, non vogliamo che migliaia di donne debbano piangere i loro
figli, non vogliamo che tanti vecchi debbano finire la loro vita
prima del tempo, dilaniati dalle bombe.
E
dicono anche che non debbono più morire soldati in un’altra
guerra.
“Provate
a pensare ad un mondo senza guerre”, ci dicono queste bandiere,
provate a pensare ad un mondo senza armi.
Quanti
bambini potrebbero essere sfamati con i soldi di una sola bomba, a
quante scuole potrebbero essere costruite!
Pensate,
ci dicono le bandiere, se i soldi che ora vengono spesi dagli Stati
per armarsi, fossero spesi invece per scavare pozzi che dissetino
chi non ha acqua, pozzi per irrigare i campi che potrebbero dare
molti frutti, se venissero spesi per annullare il debito dei Paesi
poveri, per costruire ospedali e dare medicinali a chi ne ha
bisogno.
Ascoltiamo
le bandiere della pace!
Ierina Dabalà
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