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PREFAZIONE
Non so se Ierina Dabalà ha programmato questo suo lavoro nel senso di dare ad ogni suo pezzo una collocazione funzionale per i contenuti, dal racconto di vita vissuta nelle calli di Venezia alla quasi cronaca di avvenimenti recenti come la Genova del G.8, da vicende lontane nel tempo ma legate alle terre delle sue origini come la fuga dalla guerra al fantasticare di future e lontane rivolte degli anziani del “Pio Albergo Trivulzio” di Milano. Non è un romanzo o una raccolta di novelle di letteratura ma nella colorata descrizione della vita nelle calli veneziane vi è la poesia e il calore del vivere in comunità solidali e non la gelida egoistica ricerca del privato, caratteristica di questi nostri tempi., di questa società fondata sui consumi e sul profitto. Si tratta di una miscellanea ma di belle espressioni di vita ove alla serietà delle valutazioni su vicende recenti si unisce la descrizione della tristezza del profugo, alla gioia dell’anziano che non aspetta la morte ma che vuole vivere e fare l’amore si unisce la umanità degli umili della terra, alla brutalità della repressione si contrappone la gioia della solidarietà, alla descrizione delle vicende umane compiute dagli storici si risponde con il vivo e drammatico racconto di esperienze vissute. E’ una raccolta di pezzi che non fanno la storia ma descrivono gli uomini, le donne, con i loro ricordi, le loro passioni, il loro impegno di cittadini e questo loro impegno, checché si dica, è il motore della storia. Siamo di fronte ad un piccolo spaccato della società di ieri, di oggi e, perché no, anche di domani quando si ipotizzano colorate future vicende. Il tutto ci fa pensare e sorridere. Tornando e finendo richiamando la premessa, anche se il tutto non è stato programmato, la riuscita di questo lavoro è avvalorato non solo dal respiro che permea i racconti, dalla rigorosa descrizione di determinati avvenimenti ma, in definitiva, dalla individuazione di un insieme di comuni interessi, affrontati con la passione che è caratteristica e pregio dell’autrice nonché con la serenità con la quale affronta la vita, i problemi suoi e quelli della società. Angelo CHIESA |