Lo sanno tutti che i
Tuffoli sono più piccoli delle formiche, così piccoli che
è quasi impossibile vederli ad occhio nudo.
Un giorno
uno scienziato ha voluto studiarli, ed ha scoperto che sono
alti mediamente 33 mini millimetri e pesano 47 briciole di
grammo, ma le sue ricerche non sono andate oltre, perché i
tuffoli si
erano stancati di restare nel laboratorio così una notte se
n’erano andati senza salutare, e alla mattina lo
scienziato era rimasto con un palmo di naso ed una ricerca
non terminata, di cui si era ben presto dimenticato, anche
se resta qualche traccia nei suoi archivi.
Vivono di
preferenza nei giardini abitati da bambini o lungo le
strade, dove cresce l’erba; hanno qualche difficoltà, però,
ad ambientarsi in città, anche se qualche colonia si è
stabilita nei parchi e nei giardinetti pubblici; alcuni
abitano anche i terrazzi, ma solo se ci sono molti vasi di
piante, d’altro canto, come potrebbero i bambini vivere
senza i tuffoli?
Crescendo
fanno finta di dimenticarsene, come se non li avessero mai
incontrati, ma qualche ricordo rimane nascosto in fondo in
fondo, e quando a loro volta diventano genitori mettono un
bel fiocco rosa o azzurro fuori dalla porta per avvisare i
tuffoli che un altro bambino è nato, e loro devono fargli
compagnia.
Il
divertimento prediletto dei tuffoli è quello si salire
sulle scarpe dei bambini e farsi portare in giro.
Preferiscono i mocassini, con il bordo della tomaia sul
quale aggrapparsi per guardare il mondo come da una
terrazza, ma ormai son pochi i bambini che usano i
mocassini, così i nostri ometti hanno imparato ad
aggrapparsi alle stringhe delle scarpe da tennis, anche se
trovano alquanto sgradevole l’odore che da esse emana, ma
è un buon motivo per invitare i loro ospiti ad un’igiene
più accurata.
Quel
giorno Roberto stava tornando da scuola, ed era molto
arrabbiato perché la maestra gli aveva dato una nota, ed
ora avrebbe dovuto sopportare i rimproveri dei suoi
genitori, ma non era colpa sua se non aveva studiato la
lezione. Il pomeriggio precedente era stato al corso di judo
e una volta tornato a casa si era messo a giocare con le
automobiline e si era del tutto scordato dei compiti e poi,
detta sinceramente, era proprio noioso studiare!
Dopo aver
varcato il cancello di casa si fermò a metà del viottolo,
si accucciò a terra e spostò alcune foglie secche
fischiando sommessamente.
-
Ehi, dove siete? Che dico alla mamma, quando torna a
casa?
-
Che ti succede, Roberto – disse un tuffolo vestito
da metallaro, con catene, borchie e una cresta di capelli
arancio.
-
Ho preso una nota a scuola, mi sa che qui mi gioco i
regali di Natale.
-
E noi cosa possiamo fare per te? Studia, vedrai che
di note non ne prenderai più
-
Ma io mi annoio da morire quando sono davanti ai
libri. Va ancora bene a scuola, perché durante le lezioni
faccio qualche scherzo ai miei compagni, ma a casa, da solo,
proprio non ci riesco.
-
Male, ragazzo, proprio male.
-
Perché non studiate con me?
-
Può essere un’idea, ne parlerò al capo, vedremo,
vedremo
Roberto si
alzò in piedi un tantino rincuorato, entrò in casa e poco
dopo arrivò la sua mamma, e più tardi anche papà, ed
entrambi lo sgridarono per quella nota e minacciarono di
avvisare Babbo Natale per farlo cancellare dalla lista dei
bambini-meritevoli-dei-regali poi cominciarono le solite
prediche che si fanno ai figli in queste circostanze.
Roberto
non era cattivo, non era nemmeno un somarello, solo che si
annoiava a stare sui libri. Anche le storie più divertenti
che leggeva gli parevano monotone, per non parlare poi della
matematica, di quelle stupide addizioni e sottrazioni e,
incubo infinito, le moltiplicazioni e le divisioni.
Dopo cena
fu mandato subito in cameretta a studiare, e lui si chiuse
mestamente l’uscio dietro le spalle, tolse dallo zaino il
sussidiario, guardò la pagina delle tabelline e fu colto da
una grande tristezza, ma un grattare sommesso alla finestra
gli fece alzare la testa.
Un gruppo
di tuffoli si sbracciava oltre il vetro e Roberto li fece
entrare.
-
Allora ragazzo, si comincia?
-
Ok… cominciamo…
-
Sette per sette quarantanove, guarda guarda che fuori
piove!
-
Nove per nove fa ottantuno ma questa sera non c’è
nessuno!
-
Sei per sette quarantadue e ci mangiamo tutto un bue!
-
Otto per cinque fa quaranta però nessuno canta!
Il tuffolo
metallaro suonava la chitarra mentre gli altri ballavano a
tempo di rep.
-
Ed ora cambia pagina… che noi si cambia musica
-
Oh, no, esclamò Roberto, i sette re di Roma non li
voglio imparare.
-
Romolo Romoletto, faceva la pipì a letto
-
Numa Pompilio aveva un brutto figlio
-
Tullo Ostilio, basta il nome, stava antipatico a
tutti, eccome!
-
Anco Marzio, un poco balzano, giocava solo a
palla-mano!
-
Tarquinio Prisco era un po’ diffidente, e gli
doleva sempre un dente.
-
Servio Tullio, proprio carino, si lavava la faccia
nel catino
-
Tarquinio il Superbo, è tutto un dire; nessuno lo
poteva soffrire.
Roberto
aveva acceso lo stereo per registrare le canzoni dei tuffoli,
ma arrivò suo padre imbufalito.
-
Adesso basta con la musica, fila a letto, e guai a te
se porti a casa un’altra nota!
Il bambino
era triste, ma appena appoggiata la testa sul cuscino
cominciò a canterellare le canzoni dei tuffoli e si
addormentò sorridendo.
Il giorno
dopo, quando fu interrogato dalla maestra, rispose senza
esitazione e tornò a casa raggiante. In giardino fischiò
ai tuffoli che gli promisero di fargli compagnia anche
quella sera.
Doveva
leggere un racconto, lacrimoso, noioso, di quelle cose un
tantino sdolcinate che ogni tanto la maestra propinava loro,
ma i tuffoli si esibirono in una recida del brano,
suscitando l’ilarità del piccolo Roberto, che si coricò
con le immagini di tamburini sardi che suonavano indemoniati
la batteria, mentre le cubiste ballavano in abbigliamenti
molto succinti.
Per giorni
e giorni i tuffoli studiarono con lui; la maestra era sempre
più contenta e lo disse alla mamma di Roberto. Sembrava che
il bambino avesse trovato la passione per lo studio e tutti
ne erano felici. Il papà se lo coccolava più a lungo, la
mamma gli preparava i suoi piatti preferiti e lui era
davvero radioso.
Giunse il
Natale. Roberto aveva preparato una bella letterina per
Babbo Natale, elencando i doni preferiti, ma anche
promettendo di studiare di più, di essere più bravo. La
mattina si alzò con il cuore sottosopra e andò a sbirciare
sotto l’albero e…. che meraviglia… trovò tanti
pacchetti per lui, ma uno più di tutti attirò la sua
attenzione. Era grande, enorme, e cominciò a scartarlo in
fretta mentre i genitori lo guardavano sorridendo.
Regalo
meraviglioso! Un trenino, proprio quello che lui aveva
chiesto!
Assieme al
papà cominciò a collegare i binari sul tappeto della sala
fino a costruire un percorso ondulato ma circolare, poi il
treno partì e Roberto trattenne il respiro per
l’emozione.
-
Salite anche voi, miei cari tuffoli – esclamò
estasiato, e gli ometti montarono in carrozza e partirono
sventolando fazzoletti bianchi.
-
Guarda, papà, guarda quanti tuffoli sul treno!
Papà ormai era grande, non riusciva più a vederli ma ancora si
ricordava degli amici della sua infanzia e posò la mano sul
capo di Roberto, in una carezza affettuosa.
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