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IL MATRIMONIO

 

A Xerhenia tutto era pronto per quel giorno memorabile. Giansenio vide il corteo di barche, preceduto da quella dorata di re Nicola, entrare nel porto e si fece sul molo, in attesa, e il suo cuore si fermò un attimo, emozionato, quando vide Mariela, bella come il sole, come il mare, come il cielo, scendere al braccio del padre e venirgli incontro.

La raggiunse e le posò fra le mani un micino, bianco come la neve, morbido e tiepido e Mariela rise divertita.

-         E’ il più bel regalo che tu potessi farmi – esclamo sfiorando il pelo morbido del micio con la guancia – lo chiameremo Ciuffo.

Il matrimonio fu celebrato e sul capo del ragazzo fu posta la corona regale e i festeggiamenti durarono fino a quando la luna fu alta nel cielo.

Il cibo squisito, i vini più rari e preziosi furono offerti a tutti gli abitanti dell’isola e ai molti ospiti arrivati da lontano; i canti e le danze riempirono i cuori d’allegria e l’aria di risa poi mille fuochi colorati invasero il cielo.

Il botto secco dello scoppio faceva fare al cuore mille capriole ma la nuvola di fumo si apriva a pioggia in scintille colorate ed ognuno si stupiva ogni volta. Frammenti d’oro e d’argento scendevano dal cielo a cascata, e smeraldi, rubini, lapislazzuli, e pareva che i sogni avessero trovato il loro posto nella vita poi, quando tornò il silenzio ma negli occhi era ancora ben viva l’immagine del sogno, Giansenio prese la sua giovane sposa per mano e furono da soli.

Malgrado la giovane età, Giansenio si dimostrò un re saggio, premuroso del bene del suo popolo, un marito dolce e gentile, e Mariela imparò a moderare la sua irruenza e fu, vicino al suo uomo, altrettanto saggia e gentile.

Erano felici, di una gioia perfetta, e Xerhenia era sempre più fertile e generosa con la sua gente, e pareva che nulla potesse distrarli da quella felicità. Il loro matrimonio non era ancora stato allietato dalla nascita di figli, ma ciò non pareva turbarli; coccolavano Ciuffo che li seguiva ovunque e lasciavano che il tempo trascorresse, serbando nell’intimità la gioia del gioco che avevano lasciato così presto per prendere il ruolo che la vita aveva loro assegnato.

Ma la felicità, quando è troppo grande suscita sempre invidie, ed un mago cattivo li guardava, geloso, e tramava per rubargliela.

Lui non era mai stato amato. Era brutto, era vecchio, e desiderava vendicarsi su quei giovani per tutto quello che la vita gli aveva negato. Era un mago potente, la sua magia era infinita e malvagia e già tanto male aveva fatto nel mondo e continuava a farlo, per il piacere di vedere gli altri soffrire come aveva sofferto lui.

 

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