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IL MAGO
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Sbarcò una notte su
Xerhenia, stese il suo
manto nero sull’isola, che tutta ne fu coperta, e il sole non si
levò quel giorno, e nemmeno quello successivo, e nemmeno nei giorni
seguenti, e gli uomini e le donne si guardavano turbati per quella
notte infinita.
Rintanato in un anfratto della costa preparò
una pozione magica, ne bevve una parte e si trasformò in un giovane
bellissimo, dagli occhi color del cielo e i capelli come l’oro e
con quella rimasta, racchiusa in un’ampolla di cristallo, si recò
al castello, e cominciò a parlare con voce suadente.
Mostrava modi gentili e si fece amici i saggi
del regno, mentre con Mariela giocava il gioco subdolo della
seduzione.
-
Giansenio è un re buono e saggio, ma forse non è abbastanza
buono e saggio da meritarsi Xerhenia.
-
Che dici? – dissero i vecchi – Giansenio ha dimostrato di
essere il miglior re che possiamo desiderare.
-
E’ un buon marito, ma non sa dare figli a Mariela.
-
Io amo Giansenio – gridò Mariela – è il miglior marito
del mondo.
Il mago parlava, parlava, mentre il giorno
non voleva arrivare, e il dubbio si insinuava nell’animo degli
anziani e di Mariela, mentre le messi illanguidivano nella notte
perenne.
Parlava, e sorrideva a
Mariela, e
l’incertezza si insinuava nel cuore della donna.
Parlava, mentre Giansenio non sapeva più che
fare e sentiva tutti gli amici più cari allontanarsi sempre più da
lui e persino Mariela non aveva più gli occhi innamorati, ma la
vedeva spesso perdersi negli occhi azzurri dell’altro.
Si sentiva solo, irrimediabilmente solo e il
tarlo della gelosia gli era entrato nel cuore. Tutti parevano
credere a quell’uomo bellissimo e biondo capitato nella notte
infinita che Xerhenia stava vivendo, solo Baba, rimasta vicina alla
sua padroncina, dubitava del bel giovane biondo e cercava di mettere
in guardia Mariela.
-
Non ti fidare di quell’uomo, nei suoi occhi non brilla la
vita.
-
Taci, Baba. Cosa ne sai tu degli uomini?
-
Mia piccola Mariela, troppo presto sei diventata sposa,
ancora ignara del mondo, del bene e del male. Tante strade avrebbe
dovuto percorrere il tuo cuore, prima di incontrare Giansenio.
-
Non ti voglio più ascoltare; sei cattiva e gelosa della mia
giovinezza, della mia bellezza!
La
giovane non voleva ascoltarla, preferiva ascoltare le nuove emozioni
che il cuore le suggeriva.
Giansenio viveva la notte di Xerhenia con
dolore infinito. Sentiva che ne era responsabile, che da lui veniva
l’infelicità della sua gente ma non sapeva come porvi rimedio,
così si rintanava nella sua stanza, vergognoso, umiliato,
impotente.
Un giorno, mentre Giansenio se ne stava nel
suo isolamento, il mago parlò con gli anziani e con Mariela.
-
Quello che sta succedendo è colpa di Giansenio, bisogna
allontanarlo dall’isola, solo così Xerhenia tornerà ad essere
una terra felice e rigogliosa.
Gli anziani si guardarono esitanti,
abbassarono gli occhi vergognosi però annuirono e Mariela si
torceva le mani, ma da tanto tempo ormai suo marito era lontano e
lei si sentiva sola e disperata.
-
Fategli bere questa pozione – disse il mago tirando fuori
l’ampolla di cristallo – non gli farà male, lo farà solo
dormire a lungo, allora lo porterete lontano dall’isola, così
lontano che non possa far più ritorno, solo allora il giorno tornerà
su Xerhenia.
Così fu fatto. Prima che la cena fosse
servita a Giansenio, i vecchi, ad uno ad uno, versarono qualche
goccia della pozione nel cibo del re, poi fu la volta di Mariela.
Per un attimo la donna esitò e nei suoi occhi passarono le immagini
gioiose della vita vissuta con il suo sposo, il calore della sua
pelle, ma il mago le si fece vicino e la cinse ai fianchi sorridendo
e Mariela si abbandonò sulla sua spalla e vuotò l’ampolla nel
piatto.
Giansenio mangiò con poco appetito, come il
solito, e presto fu colto da un torpore strano, si sdraiò sul letto
e sprofondò in un sonno profondo..
Non si accorse quando lo vennero a prendere e
lo portarono sulla sua barca che per tutto il tempo della lunga
notte aveva aspettato al porto, solitaria e triste.
- Mettete anche Ciuffo con lui – disse
Mariela, forse in un ultimo tentativo di non lasciarlo troppo solo,
forse mentre il rimorso già si faceva sentire, e così fu fatto.
Le vele furono issate e la barca prese il
largo, sospinta da una brezza leggera e costante.
Man mano che si allontanava il mago
raccoglieva il mantello che aveva coperto l’isola e il sole
apparve alto nel cielo in tutto il suo splendore e la gente di
Xerhenia cominciò a ballare e a cantane per le strade e ad
inneggiare al nuovo re dell’isola ed anche Mariela non riusciva a
staccare gli occhi da lui.
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