|
Home
ritorna all'indice
|

|
C'ERA UNA
VOLTA |
C’era una volta un principe, ed era bello come un
principe. Indossava abiti di velluto e corpetto ricamato. Era un
giovane forte, fiero, coraggioso. Da piccolo era stato educato in
modo severo ma saggio e lui era cresciuto retto nel cuore e nello
spirito. Era buono e dolce, d’indole allegra, e non conosceva la
superbia.
Si fermava volentieri a parlare con i pescatori e i
contadini, pronto ad aiutarli quando ne avevano bisogno,
Il suo regno era Xerhenia, una delle tante isole che
spuntavano su un tratto di mare percorso da gelidi venti invernali,
violenti e burrascosi, ma la primavera arrivava presto e presto
scacciava il ricordo del maltempo poi l’estate si snodava calda ma
pervasa da brezze che alleviavano l’afa.
Non era una isola grande, ma gli abitanti
vivevano felici, soprattutto sereni, perché la natura era generosa
e non faceva mancare loro nulla di quanto avessero bisogno e la
lunga estate permetteva alle messi di maturare, agli alberi di dare
frutti abbondanti, e il mare regalava pesci appena si buttavano le
reti.
Non era estesa, Xerhenia, ma il paesaggio era
vario ed armonioso. La bianca rena della spiaggia si raccoglieva in
dune sulle quali spuntavano i fiori del cardo che si perdevano nel
verde polveroso che le ricopriva ma subito oltre si espandevano gli
orti fertili, dove gli uomini trascorrevano lunghe ore e subito dopo
crescevano i frutteti che in primavera si ricoprivano di rosa e di
bianco, prima che le foglie facessero capolino.
File di pini marittimi ombreggiavano i
viottoli aridi che andavano verso l’interno. Le colline si
alzavano subito dopo e sulle pendici si coltivava il grado e, più
in alto, le viti crescevano in filari regolari. L’ulivo contorceva
i suoi tronchi e il rosmarino disegnava le siepi che circondavano le
case bianche.
L’unica montagna dell’isola era ricoperta
da un fitto bosco, nel quale trovavano rifugio gli animali selvatici
e facevano il nido gli uccelli e dal profondo scendeva un piccolo
fiume che dissetava gli abitanti e gli armenti e, attraverso una
fitta rete di canali disegnati dagli uomini, irrigava le colture.
La reggia del principe sorgeva ai piedi del
monte, in una valle color smeraldo. Assomigliava alle altre case
dell’isola, se non fosse stato per le sue dimensioni. Era stata
costruita a quadrato attorno ad un cortile interno nel quale
mormorava una fontana. Un portone ne permetteva
l’ingresso e dal cortile acciottolato, invaso dal verde,
s’accedeva alle varie ali del palazzo. A piano terreno c’erano
la stalla, le cucine e le stanze dei servitori e da una grande scala
si saliva sul ballatoio esterno sul quale si aprivano le stanze
pubbliche e private della casa. Il glicine e l’edera sperano
abbarbicati alla balaustra e scendevano in tralci frondosi.
Giansenio, si chiamava il principe. Il suo corpo
aveva membra perfette Il
viso conservava la
dolcezza dell’infanzia e nei suoi occhi scuri sorridevano la gioia
di vivere, l’allegria, un buonumore che nasceva dal cuore.
Conosceva ogni anfratto del regno, anche il più lontano, il più
minuto. Da sempre aveva percorso quell’isola ed ogni volta provava
un brivido sottile perché sapeva che ogni giorno gli avrebbe fatto
scoprire qualcosa di nuovo, qualcosa di meraviglioso, non foss’altro
che una nuova luce, una nuova sfumatura del colore dei prati, un
nuovo fiore, oppure quella valle nascosta, celata fra i boschi e le
colline, quella valle lontana dove solo la volpe dalla coda lunga
osava fare la sua tana.
Bello, forte e coraggioso, girava per la sua isola,
saliva sul monte che la sovrastava ma aveva imparato presto a
percorrere il mare che la circondava e a spingersi ogni volta sempre
più lontano e i delfini lo conoscevano e guidavano il suo vagare
per il mare danzando intorno alla sua barca e cantando canzoni.
A Giansenio piaceva la solitudine del mare, il
silenzio interrotto soltanto dallo schiocco della vela, dal fruscio
dell’onda sullo scafo. Amava il mare nel suo svolgersi dei colori
cangianti, dal primo sorgere del sole alla notte, quando la luna
inargentava l’acqua cupa!
ritorna all'indice
|