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Il
suono prolungato di una tromba avvisò gli abitanti del
castello che il sole stava tramontando, che presto sarebbe
sorta la luna.
Nules
prese Arlina per mano ed assieme scesero in giardino. Tutti
si fermarono ad ammirarli mentre si avviavano verso lo
spiazzo che era stato preparato per loro.
Quando
le ombre della sera si fecero più intense e la luna cominciò
a levarsi all’orizzonte cominciarono le musiche e i balli.
I ritmi lenti furono ben presto sostituiti da quelli più
veloci e cadenzati. I giovani ballavano senza mai fermarsi e
le coppie si andavano facendo. I ragazzi, individuata la
fanciulla dei loro sogni, l’invitavano a ballare e presto
fu tutto un vorticar di sottane dei più variopinti colori.
Quando
il ritmo si fece ancora più insistente Nules si alzò dai
cuscini sui quali s’era accomodato e invitò Arlina ad
unirsi alle danze ed entrambi volteggiarono sull’erba
ancora tiepida di sole e tutti s’accorsero che la ragazza
era scalza.
Si
levò un mormorio, come se qualcosa di sconveniente stesse
avvenendo ma il principe avvertì subito quel cambiamento
d’umore del suo popolo allora, con gesto plateale, si sfilò
le eleganti scarpette che gli fasciavano i piedi e continuò
a danzare. Stringeva alla vita la ragazza, le sfiorava una
mano e nelle giravolte sentiva i suoi capelli accarezzargli
il viso.
Era
allegro, eccitato come i ragazzini imberbi che battevano le
mani al ritmo della musica. Una coppia si tolse le scarpe e
si unì al ballo e poi tutti cominciarono a ballare, scalzi,
con l’erba che solleticava le piante dei piedi.
Le
ore passavano mentre la musica prendeva ritmi sempre più
veloci. I ballerini, s’erano riuniti in un grande cerchio
e giravano in tondo tenendosi per mano poi il cerchio si
scioglieva per ricomporsi nuovamente.
Il
primo canto del gallo diede il segnale, la festa doveva
terminare.
A
gruppi e a coppie gli abitanti del regno presero la via di
casa. Già i bimbi più piccoli si stavano addormentando in
braccio ai genitori che si guardavano con un fremito lieve
celato negli occhi. I cibi, il vino e la musica avevano
acceso le passioni. La festa sarebbe continuata nelle case
silenziose ed altri bambini sarebbero venuti ad allietare la
popolazione di quel posto felice.
Anche
il principe si avviò verso il castello, la piccola mano di
Arlina chiusa nella sua. Come avrebbe voluto tenere per
sempre quella mano nella sua, ma il tempo della felicità
stava per scadere. Ancora un momento, un momento solo,
voleva conservare il calore di quel tocco.
Assieme
raggiunsero la scala poi, sull’uscio della stanza della
fanciulla il principe si chinò per baciarla, come aveva
fatto tante altre sere, ma Arlina lo strinse più forte e
gli parlò all’orecchio.
“Rimani
” gli disse in un sussurro poi nascose il viso fra le
mani.
Entrarono
assieme nella stanza verde. Mazzi di fiori profumati erano
posti in enormi vasi e ancor più pareva di essere in un
bosco, in un giardino incantato.
Nules
ed Arlina cominciarono a sfiorarsi. Le mani intrecciate
parevano continuare le danze da poco interrotte e i gesti
nuovi destavano in entrambi brividi lievi.
Le
pesanti tende non permettevano alla luce del giorno di
entrare nella stanza ma Arlina sapeva che il sole era alto.
Sfiorò con le labbra la fronte di Nules e il principe si
destò ma il sorriso che gli era apparso sul volto si mutò
subito in un’espressione triste. Arlina sarebbe partita e
forse la sua strada non l’avrebbe più portata in quel
regno.
“Questa
mattina abbiamo volato, mio dolce Nules, i nostri corpi son
volati assieme al nostro spirito. Grazie. Da te ho imparato
cose che non avevo mai conosciuto nel corso della mia vita,
ma ora devo andare”.
“Rimani
con me, Arlina, non posso rimanere da solo. Ti amo, ti ho
amata sin dal primo momento che ti ho vista appoggiata a
quell’albero. Da subito ho desiderato averti per sempre al
mio fianco”.
“L’ho
letto nei tuoi occhi ogni giorno, mio principe, ma io non
posso fermarmi. Se lo facessi la mia bellezza svanirebbe, le
labbra non troverebbero più il riso e in breve tempo
morirei. Come puoi, se davvero mi ami, desiderare che io
muoia! Il mio destino è viaggiare, per sempre . Non sapevo
prima il perché, ma ora tutto è più chiaro. Andrò per il
mondo ed insegnerò la musica agli uomini. Non puoi tenere
per te questo meraviglioso segreto. Tutti hanno diritto alla
felicità, tutti devono sentire il loro spirito librarsi più
in alto delle nuvole, tutti hanno bisogno di volare e forse,
anche se solo per un momento, tutti saranno più buoni
ascoltando le note di una canzone!”
Nules
sapeva che Arlina aveva ragione, sapeva che era stato
egoista a voler tenere la musica dentro i confini del suo
regno.
“Verrò
con te, Arlina; assieme canteremo e suoneremo per le strade
del mondo, tutti impareranno a conoscere la musica e forse
ognuno sarà un po’ più buono”.
La
decisione era stata presa e Nules non intendeva rinviare la
sua partenza. Chiamò i servitori e diede tutte le
disposizioni perché la vita nel regno potesse continuare
con la serenità di sempre poi, con Arlina, andrò nella
stanza degli strumenti e li raccolse in un grosso fagotto
quindi si tolse le scarpe.
“Io
sono pronto, piccola principessa della musica, possiamo
andare”.
Garid
li accompagnò fino al confine del regno e li guardò
allontanarsi. I piedi di Arlina lasciavano piccole orme di
bambina mentre quelli di Nules si imprimevano ben saldi sul
terreno.
Ferma
a mezz’aria li seguì con lo sguardo, fino a quando non
scomparvero oltre le montagne.
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