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Fedele
compagna di Nicoletta è la televisione.
Dopo
le faccenduole sbrigate in fretta, dopo la spesa,
s’accomoda sul divano, pronta a percorrere le dolci vie
della fantasia.
La
trecentosettantanovesima puntata della
telenovela la fa fremere di sdegno, quando quel bruto
schiaffeggia la dolce lei. Indignata, alle quindici
Nicoletta cambia canale e guarda un film già visto
diciassette volte, il fazzoletto pronto nella mano perché
sa che piangerà ancora e, puntuale, la commozione arriva
anche questa volta.
Ore
diciassette telefilm, diciotto gioco a premi, diciannove
telenovela, ore venti ennesimo gioco a premi, quindi ci sono
i film della sera.
Sfinita,
a mezzanotte s’infila sotto le coperte e sogna fino alla
mattina.
Piace
la televisione, a Nicoletta, tanto che s’è affezionata
pure alla pubblicità e non saprebbe più viverne senza.
E
pensare che noi siamo qui a parlare dell’invadenza della
pubblicità durante gli spettacoli televisivi!
Vale
però la pena di fermarsi un po’ a pensare a cosa serve la
pubblicità, prima di dare giudizi, negativi o positivi che
siano.
I
più pensano sia il mezzo con cui le televisioni, specie
quelle private, si finanziano e non ci sono dubbi che
portino nelle casse dei network un bel po’ di soldini, ma
perché si trasmette pubblicità con tanta frequenza?
“Per
vendere” è la risposta più ovvia.
Si,
è vero. Soggiogati dalla pubblicità comperiamo le cose più
varie; prendiamo ad esempio i detersivi: ce n’è uno per
la lana, uno per la seta, un altro ancora per il cotone; uno
smacchia, uno sbianca, l’altro ravviva i colori e il
ripostiglio di Nicoletta si riempie di scatole, fustini,
flaconi, e non solo il suo.
Per
la pulizia della casa compriamo lo specifico per i vetri,
per il bagno, il linoleum, le piastrelle. C’è quello che
disinfetta, quello che sgrassa, quello che trasforma tutto
in uno specchio.
E
i giocattoli? La stanza dei nostri figli è ormai un bazar;
i nostri armadi non si chiudono neanche più, stracolmi come
sono di abiti pubblicizzati.
Rischiamo,
come tanti asini di Buridano, di morire di fame, indecisi
sulla marca di maccheroni da usare per la nostra pasta
asciutta.
A
questo punto conviene ritornare alla domanda iniziale.
A
che cosa serve la pubblicità in televisione? Ci hai mai
pensato gli studiosi del ramo alla risposta più ovvia?
Forse no, sviati come sono da scelte di persuasione occulta,
da messaggi sublimali, sondaggi di marketing, eppure la
risposta è talmente ovvia che pare quasi banale ricordarla.
Immaginiamo
un telespettatore medio, in una sera qualsiasi
(non la nostra Nicoletta che, sappiamo bene, salta
anche la cena se le esigenze lo impongono), e un bel film
pieno di suspence, di phatos, qualcosa di veramente
mozzafiato che inchioda sulla poltrona senza un attimo di
tregua.
Dopo
i titoli d’inizio c’è sempre un po’ di pubblicità,
quello che i vuole per iniziare bene la serata.
La
telespettatrice va in bagno a lavare i denti al bambino;
alto, basso, in fondo, sciacquare, bacino, ed eccola
avvinghiata alla poltrona mentre il marito ha preparato la
caffettiera e l’ha messa sul fuoco.
Scorre
il film ed ecco la pubblicità, proprio quando il caffè
borbotta sul fornello. Le tazzine fumanti, lo zucchero, il
film, sorbendo la fragrante bevanda.
-
Ho sete! – strilla il bambino dalla camera.
-
Un momento!
Pubblicità,
e le esigenze del piccolo sono soddisfatte.
Film.
Silenzio nella casa. Una necessità fisiologica comincia a
farsi sentire ma non ora, per favore, bisogna aspettare
perché c’è la scena madre, l’incontro storico, il
bacio che ha fatto sognare milioni di spettatori ma ecco,
provvidenziale, lo stacco pubblicitario che ci consente di
espletare le funzioni del nostro corpo.
Man
mano che trascorre la serata è tutto un susseguirsi di
indispensabili interruzioni durante le quali gli
intellettuali ripassano l’inglese o leggono Kafka, i
mandrillotti saltano addosso alla moglie, le casalinghe
solerti lavano tre o quattro piatti ma si sussurra che
qualcuna (per saperne di più si potrà consultare il
prossimo libro dei primati) arriva a rigovernare dieci
stoviglie.
I
pigri si mettono il pigiama, gli sportivi eseguono un
discreto numero di esercizi, il giocatore rilancia a poker,
la patita della maglia snoda i fili ingarbugliati, compito
quanto mai impegnativo, come tutti sanno, che richiede il
massimo dell’attenzione.
Si
dice che alcuni politici preparino proprio in quei momenti i
loro prolissi discorsi e forse per questo sono così
incomprensibili per i più ma si sa per certo che qualche
premio Nobel ha avuto il suo lampo di genio durante uno
stacco pubblicitario.
Detto
tutto questo mi pare ormai superflua la polemica sulla
pubblicità, che deve continuare, per rendere più attive,
più varie, più vive, serate che altrimenti si
trasformerebbero in un antigienico ozio, con tutto quello
che ciò comporta: cellulite, obesità, ipertensione,
infarto.
Ma
guarda un po’, la pubblicità ci salva la vita, e chi la
convince più, Nicoletta, a spegnere la televisione?
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