Prefazione

         Mentre si alterna tra le due dimensioni del passato e del presente, si delinea sempre più nitido l’elemento stilistico portante del romanzo: la ricerca del sogno e dell’ideale, condotta con delicatezza e nostalgia.

Era così bella quell’illusione di libertà che avrebbero voluto prolungarla all’infinito.

         La visione poetica è sempre presente nelle vicende e nei personaggi, anche se sono incastonati in una realtà “difficile” come quella degli anni ‘60/’70 a Milano e in Lombardia.

         Ierina Dabalà sa essere anche realistica e la sua poesia si rivela nella descrizione del reale. I piccoli avvenimenti in una famiglia si intrecciano magistralmente con le grandi vicende di un’epoca: le ansie, le gioie e i conflitti di un’anima si alternano con le paure, le aspirazioni e i conflitti di una generazione. Il passaggio è delicato e ineffabile. E la realtà ci appare cruda e sognata, utopica e violenta. Ma in essa una generazione si riconosce.

         Nonostante la descrizione di alcune vicende drammatiche e alcuni esiti disincantati che conducono alla disillusione, il messaggio di Ierina Dabalà è certamente positivo: è la consapevolezza di un’età che si autoausculta e si interroga sulle conquiste e sulle sconfitte. Solo con l’autocritica si costruisce una visione adulta e saggia della vita, soprattutto se a condurre è la Poesia.

 

    Carlo Lucchetta

     Presentazione di Maria Miseo

 

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