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Capitolo
27
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Il
bimbo infilò la cassetta nello stereo e la musica li
avvolse e d'un balzo Luisa fu riportata indietro nel tempo,
ai canti che aveva cantato, alle sere lungo la laguna, ai
sogni sognati.
Che
nostalgia dei sogni dei vent'anni, quando basta una musica
per farti vibrare e sentirti forte più del mondo e credere
di poterlo cambiare, e credere nella rivoluzione, quella
grande rivoluzione che era in loro a vent'anni e cantarla e
gridarla a squarciagola perché tutti la sentano e la vivano,
ma le parole di quelle canzoni parevano così assurde, ora che
il momento era passato!
Quante
speranze, ma dov'erano coloro che avevano sperato con lei, che
avevano creduto e sognato assieme a lei?
........
Una
volta mi rimproveravi, Franco, perché non usavo le parole
della politica ma non ho mai voluto impararle ed ho sempre
preferito usare quelle del cuore. Un po' alla volta hai smesso
anche tu di usare le parole della politica ed ora parli con
quelle del cuore.
Mi
sono sentita sola ascoltando quella musica, un po' triste,
però dentro di me sapevo che non ero sola, che tutto non è
finito, che il passato non è morto, che io e te apparteniamo
ad un "noi" più grande solo che non sappiamo più
illuderci, non crediamo più ai sogni, forse per età, forse
perché succede sempre così.
Questo
"noi" sembra che abbia sostituito quell'altra parola
magica: "Compagni". Ti ricordi i compagni? A scuola,
in fabbrica, ai cortei, alle veglie per il Vietnam,
all'osteria. Ci si sentiva come una grande famiglia, ma ora ci
sono ancora i compagni? Per qualcuno questa parola deve ancora
avere un significato tutto speciale, come lo ha avuto per noi,
ma il tempo è passato.
Mi
mancano i compagni e mi mancano le vecchie sezioni piene
di giornali e manifesti polverosi e le ingiallite fotografie
di Gramsci alle pareti.
Rivorrei
i miei vent'anni, Franco, e le mie illusioni tutte intere;
rivorrei le verità assolute che riempiono i cieli dei
vent'anni però voglio anche la conoscenza, la consapevolezza
odierna.
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