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IL PECCATO ORIGINALE

L’universo  femminile nelle società industrializzate moderne è molto più variegato  rispetto a quello delle  generazioni che precedettero la “rivoluzione movimentista” del 68 e nella composizione delle sue parti la percentuale di donne progressiste o conservatrici varia notevolmente da Stato a Stato.

Per quanto riguarda l’Italia questo mondo  possiamo stratificarlo in tre livelli di cui uno  composto in maggioranza di donne anziane rimaste ancorate alle tradizioni e incapaci di autonomia propria; queste donne poco interessate alla politica nel momento del voto seguono il consiglio del marito o dei figli adulti.

Un secondo livello più dinamico partecipa attivamente all’economia del Paese con il proprio lavoro anche se  non sempre scelto per desiderio di emancipazione ma spesso accettato per  la necessità di far quadrare il bilancio familiare.

Passando la maggior parte del loro tempo in un ambiente di lavoro dove generalmente regole orari sono ancora funzionali al ruolo dell’uomo lavoratore capofamiglia, queste donne solo a prezzo di enormi sacrifici riescono a conciliare il ruolo di lavoratrice con quello più tradizionale di  relazione e di cura della famiglia a cui sono state “educate”fin da piccole.

Dedicano il poco tempo libero rimasto dal lavoro retribuito agli affetti, alla cura della casa e della propria persona  e non ne dispongono per poter partecipare in maniera attiva alla vita pubblica  tranne qualche rappresentanza all’interno degli Istituti Scolastici o nelle Parrocchie dove però il ruolo che prevale è ancora quello di madre.

Le più intraprendenti trovano nell’attività sindacale  un modo per partecipare alla vita politica durante

 l’orario lavorativo, senza dover rubare tempo alla famiglia in estenuanti riunioni serali di partito.

Il terzo livello è composto di donne in carriera nel mondo del lavoro,  scelta questa che va spesso a scapito o in alternativa ad una vita familiare di coppia e inoltre di altre donne che disponendo di maggior tempo libero e avendo per formazione una migliore percezione dei propri e degli altrui diritti, sono attive  nei  partiti e nelle istituzioni.

Le donne che si affermano in questi campi sono di solito perfettamente assimilate al modello maschile a cui si sono dovute adeguare  per poter reggere la competizione, ma anche  tra loro che pur godono di maggiori privilegi se interrogate sul disagio femminile emergono le contraddizioni.

In un mondo in cui storia, cultura, arte, scienza  economia e religioni sono state scritte e interpretate in un’ottica prettamente maschile  diventa per tutti ovvio confrontare  i comportamenti delle donne al potere con quelli dei loro colleghi maschi.

.L’errore che tutti commettiamo è quello di ostinarci a misurare e analizzare  il mutamento femminile sulla base di criteri maschili  consolidati, perchè così contribuiamo a scrivere una storia in cui le donne pur progredendo sono destinate a rimanere sempre seconde dal momento che  le regole del mercato  e quelle del potere politico sono state scritte da uomini in funzione di altri uomini.

Sarebbe necessario indagare con molta attenzione in questa divisione sessuata del lavoro e della politica, cercando di capire perché spesso sono le donne stesse a non voler entrare nei luoghi di potere, luoghi questi costruiti su modelli maschili in cui  molte di esse non possono e non vogliono riconoscersi pena la mortificazione  di quella che considerano  la loro personalità.

Per onestà intellettuale, pur senza nulla togliere al patrimonio di esperienze e conoscenze accumulato dalle donne nei confronti delle relazioni affettive e della cura della famiglia, non possiamo sottacere il fatto che questa  personalità femminile è in realtà elaborata nel corso dei secoli in condizioni di non libertà  di scelta  e che  di fatto, i ruoli di mogli/compagne, amanti e anche di prostitute rispondono in questa società principalmente ai bisogni maschili.

.Dove sta allora la possibilità di  libera scelta, se è frutto di un condizionamento all'origine?

Le stesse  rivendicazioni di uguaglianza, richiamano alla mente un destino di sottomissione e dipendenza quando fanno riferimento principalmente alla situazione economica e giuridica delle donne e trascurano quello che in realtà è il problema principale cioè la non effettiva parità tra uomo e donna negli aspetti relazionali.

Dobbiamo considerare che il generale predominio maschile  nel rapporto tra i due sessi dovuto alla cultura patriarcale su cui si fonda la nostra civiltà e della quale tutti uomini e donne siamo il frutto, determina quel “peccato originale”quella inadeguatezza ad emergere che le donne per prime avvertono e stentano a superare; dobbiamo anche purtroppo constatare che molti uomini nella competizione fanno leva su queste insicurezze pur di superare in carriera donne magari più in gamba di loro.

Bisognerebbe per un comune sentire interrogare il desiderio delle donne, capire quanto a loro non corrisponde rispetto a ciò che la società e il sistema dei valori impongono come desiderabile e saper talvolta interpretare i loro percorsi nel lavoro e nella politica anche come resistenza attiva alla omologazione ; infatti quando le donne  percepiscono la possibilità di modificare le vecchie regole dei luoghi decisionali e di poter incidere nel cambiamento sono disposte ad aprire conflitti di potere senza sottrarsi e senza scoraggiarsi.

  Io credo che l’ostacolo  principale alla libertà femminile nelle democrazie moderne non sia tanto l'oppressione maschile che in realtà si è evoluta adeguando generalmente le leggi alla parità, ma la difficoltà che molte donne hanno ad esercitare l’autorità in prima persona e quella di entrambi i sessi a  riconoscere autorità in una  donna.

La soluzione al problema è avere la forza di non ricercare l'autorizzazione maschile ma invece attivare mediazioni femminili e alleanze tra i sessi,  riuscire a contaminare  al femminile la politica ma sopratutto la cultura ,  attuare un controllo critico e rispettoso dei diritti di ogni essere umano sui media, nell’informazione, nella letteratura, nelle arti visive, negli spettacoli e nella pubblicità.

Il cammino è lungo e impervio anche per società moderne e democratiche come quelle europee.

Cominciamo da noi stessi/e  passo dopo passo..

 

Adriana Scanferla

 

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