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Gian Luigi NESPOLI (parte 3)

Vediamo il bambino afgano morire

sotto il missile nordamericano,

il ragazzo palestinese cadere

sotto il missile israeliano,

la madre, vediamo, con la morte

sul viso, correre ululando,

cercando i figli esplosi su una mina

antiuomo, vediamo le oscure rovine,

i morti contiamo nei campi, nelle strade

di Afganistan e Palestina:

questa è la loro giustizia, questo

è il terrorismo della pax americana,

l'orrendo oltraggio alla specie umana.

Se sei un uomo o una donna,

se sei un vecchio o un bambino,

alzati, contro di loro cammina:

quando crollarono le torri dell'Impero 

i nostri cuori esultarono,

la nostra guerra non potrà mai cessare,

ancora una volta è venuto il momento

di scegliere, non si può aspettare.

La guerra per loro è cosa comune,

la guerra per loro è il sangue,

la linfa vitale.

Come ha scritto il Greco

- e non sapeva, non poteva sapere

che dopo duemilacinquecento anni

il suo verbo sarebbe stato attuale -

la giustizia è contesa, e la nostra pace,

la nostra pax umana,

è la morte della pax americana.

No, non sono mie queste parole,

la mia voce, sola, è debole contro

la loro guerra, ma forte, irresistibile

diviene se alle voci s'unisce

dei dannati della terra.

 

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