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La bandiera della PACE

La bandiera dell'ARCOBALENO

UN ARCOBALENO DA OGNI FINESTRA, IN OGNI DOVE, PER SEMPRE! DIPINGIAMO  LE CASE, LE CITTA', IL MONDO, CON I COLORI DELLA PACE, PER LA PACE DURATURA, CONTRO LA GUERRA PREVENTIVA, PERMANENTE, GLOBALE E ILLEGALE, CONTRO IL TERRORISMO

Il drappo è quello colorato con la scritta PACE incastonata nei colori sereni dell'arcobaleno, i colori dell'iride, quelli tradizionali considerati fondamentali: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto.

Il vessillo a strisce colorate viene da molto lontano e nel tempo ha assunto diversi significati.

L'arcobaleno, da sempre, e sotto ogni cielo, suscita solo pensieri di serenità, d'amore. In tutte le religioni è il segno del legame tra la divinità e gli umani.

Dio (Bibbia, Genesi 9) manda il diluvio universale per punire l'uomo per la sua malvagità e, quando l'arca di Noè approda sul monte Ararat, Dio stabilisce un nuovo patto d'amore con gli uomini e, per suggellarlo, manda l'arcobaleno: "Questo è il segno del mio patto che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi, per le generazioni, per sempre". L'arcobaleno, dunque, come simbolo anche della riconciliazione delle varie confessioni religiose.

Buddha, per portare aiuto agli uomini, discende la scala dei sette colori.

In India l'arco di Shiva unisce il Cielo e la Terra, un po' come la dea egizia Nut, raffigurazione antropomorfica del Cielo (un essere maschile, invece, raffigura la Terra), simbolo di protezione e benevolenza, Nut veniva raffigurata come  una donna dal corpo (cosparso di stelle) inarcato sulla Terra.

In Cina i sette colori rappresentano l'armonia dell'Universo e l'arcobaleno collega i due principi opposti di ying e yang. Nella mitologia dell'antica Grecia l'iride accompagnava la messaggera degli dei. Iris.

L'arcobaleno, dunque, che annuncia tempi felici e scongiura il dolore che il Male porta con sè.

Il popolo Inca è il primo ad usare l'arcobaleno per dipingerne una bandiera, facendone un "logo" di civiltà: prima della conquista spagnola, i sette colori testimoniano l'unione della gente indigena, così come coloravano i vessilli degli Indiani d'America.

Varie sono le ipotesi su chi, in tempi recenti, abbia pensato di racchiudere l'arcobaleno in una bandiera di pace.

Secondo un'ipotesi l'iniziatore potrebbe essere  stato un americano che viveva in Inghilterra.

Bertrand Russel vedeva in quei colori un segno distintivo, un simbolo di fratellanza (messi in cerchio e fatti ruotare, i sette colori rendono un'unica luce bianca...).

Bertrand Russel (1872-1970), filosofo-matematico inglese, per il suo intransigente pacifismo fu privato dell'insegnamento nel 1916 e subì il carcere nel 1918; negli anni della guerra fredda si impegnò per la messa al bando delle armi atomiche e fondò il Tribunale Russel da lui presieduto, una giuria internazionale per la difesa dei diritti dell'uomo. Il Tribunale iniziò la sua attività occupandosi della guerra del Vietnam (la prima sessione, nel 1966, fu presieduta da J.P. Sartre). Successive sessioni ('74, '75, '76) furono dedicate ai problemi dell'America Latina. Nel '76, su iniziativa di Lelio Basso, i componenti del Tribunale hanno dato vita alla Lega Internazionale per i Diritti e la Liberazione dei Popoli. Nel '79 l'istituzione ha assunto la denominazione di Tribunale Permanente dei Popoli (T.P.P.).

Subito dopo la guerra le bandiere arcobaleno vengono sventolate da movimenti antimilitaristi anglosassoni. Dopo la guerra conclusa con l'atomica, si vive un'altra stagione di guerra non combattuta ma sotto la minaccia nucleare generalizzata (anche l'Unione Sovietica ha sperimentato la sua bomba).

In Italia le bandiere multicolori si diffondono dopo il '46 come simbolo del movimento cooperativo.

Come bandiere della pace si moltiplicano nelle manifestazioni organizzate dai Partigiani della Pace (Eluard, Aragon, Leger, Brecht, Erenburg, Manara Valgimigli, Concetto Marchesi...)  durante la guerra di Corea e vengono sequestrate - come fossero armi - dai poliziotti di Scelba.

 

Festa de l'Unità a Venezia nel giugno del 1953, presente il Sindaco Gianquinto. Sullo sfondo si vede la bandiera della pace, con la colomba bianca di Picasso.

Siamo tra gli anni '50 e i primi anni '60 ma molti ricordano quelle bandiere sventolare in mezzo alle aie dei contadini, soprattutto in Toscana, molto prima. Un giornale,  "Unità e lavoro", il 15.7.1950 pubblica un articolo che invita ad esporla nei girni della trebbiatura: "La trebbiatura del 1950 si effettua sotto il segno della difesa della pace, perciò su ogni aia sventoli la bandiera della pace". Lo storico Alessandro Orlandini testimonierà: " L'iniziativa ebbe larghissimo successo. Nel Mugello, nel Val d'Arno superiore e inferiore, nelle valli dell'Elsa e dell'Era, in quelle del Bisenzio. dell'Arbia, dell'Orcia, dell'Ombrone, del Cecina, in Val di Chiana, nel Chianti, nella Montagnola, nelle Colline Metallifere, nella Marenna grossetana, là dove arrivava la trebbiatura spuntavano sullo stilo del pagliaio vessilli pacifisti, di colore rosso come al Casino di Cuna, ma più spesso celesti con al centro la colomba di Pablo Picasso, o iridati perché cuciti mettendo insieme ritagli di stoffa multicolori che portavano il nome di chi li aveva donati".

Una stagione di grande diffusione dell'arcobaleno è quella degli anni '60-70, proprio in America, come simbolo libertario: lo sgargiante e fiabesco elemento atmosferico finisce su milioni di "rainbow flag" usate dagli hippy, dai giovani che credono nella pace e in un futuro ecologico. Il vessillo incorpora anche i colori della "bandiera delle razze" voluta da Jesse Jackson.

Una storia particolare è quella di Aldo Capitini, cui spetta, a buona ragione, una sorta di primogenitura del vessillo così simile alle versioni che usiamo oggi.

Capitini, inventore della marcia Perugia- Assisi, adottò la bandiera multicolore, cucita dalle suore di un convento umbro, in occasione della prima marcia, il 2 settembre 1961. Capitini pensò a quella camminata perché in un paese di contadini era la cosa più semplice da organizzare. Quel giorno, tra le colline inondate dal sole, sfilarono circa 25mila persone, precedute dalla bandiera arcobaleno. La gente camminava serena e determinata, innalzando cartelli tanto semplici (francescamente) quanto efficaci: "Libri e case, non cannoni", "La pace è un diritto dei popoli", "La guerra non risolve i problemi, li crea". Fausto Amodei cantava i testi di Italo Calvino o improvvisava sui versi suggeriti da Franco Fortini che era al suo fianco. Tutto si svolse nel massimo ordine, sotto gli occhi dei moltissimi poliziotti presenti.

Nel 1978 la comunità gay di San Francisco cerca un simbolo e lo commissiona a un artista californiano, Gilbert Baker che disegna una bandiera con otto strisce colorate, ma il "rosa-sesso" e il "lavanda-armonia" non vengono usati per abbassare i costi di produzione: rimangono il rosso-vita, l'arancio-salute, il giallo-sole, il verde-natura, il turchese-arte, il viola-spirito.

Nella storia articolata e complessa della bandiera iridata, si possono riferire aneddoti che spesso hanno dato luogo a versioni più o meno diverse rispetto a quelle che conosciamo e usiamo oggi (anche oggi non esiste un unico modello, visto che "produttori" diversi offrono vessilli che possono differenziarsi in alcuni particolari: la scritta PACE in lingue diverse, la resa cromatica differente a causa di diverse tonalità dei colori o delle stoffe usate, sovrapposizioni grafiche, simboli, quali colombe, e, in alcuni casi, di scritte e nomi delle organizzazioni che distribuiscono le bandiere).

Del drappo arcobaleno si occupa, nei primi anni '80, il designer Bruno Munari e un suo allievo, il pittore Tonino Milite che nel 1981 deposita la sequenza cromatica del vessillo iridato: i due artisti ne elaborano soprattutto la forma, pensando a un trapezio rettangolo "per dare l'idea del movimento, della marcia". Di questa idea viene realizzata, nel 1982, un'"imitazione" a cura della Federazione del PCI di Milano in occasione di una manifestazione con Enrico Berlinguer. Sulle bande colorate viene sovrapposta la scritta PACE per ragioni.... televisive (riprese in bianco e nero),

a cura di Giuseppe Musolino

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